«Abuso d’ufficio, reato che fa paura ai sindaci e paralizza i Comuni». Cresce il fronte con la Mancinelli («Va abolito»). Ecco chi ci sta

«Abuso d ufficio, reato che fa paura ai sindaci e paralizza i Comuni». Cresce il fronte con la Mancinelli («Va abolito»). Ecco chi ci sta
«Abuso d’ufficio, reato che fa paura ai sindaci e paralizza i Comuni». Cresce il fronte con la Mancinelli («Va abolito»). Ecco chi ci sta
di Martina Marinangeli
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Martedì 12 Ottobre 2021, 03:10 - Ultimo aggiornamento: 16:54

ANCONA - Cappio al collo e freno all’operatività, o strumento valido contro i reati della pubblica amministrazione? Quello dell’abuso d’ufficio è da sempre un tema sensibile ed è tornato al centro del dibattito in seguito ad alcune ipotesi e proposte di modifica avanzate a livello nazionale da diversi partiti, all’interno del più ampio quadro della riforma della giustizia. Durante l’incontro di sabato con il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, la sindaca di Ancona Valeria Mancinelli, a domanda diretta del nostro Direttore sulla sua posizione riguardo all’eventuale abrogazione di questa fattispecie di reato, ha risposto positivamente: «Va abolito».

 
Le critiche
L’estrema ratio di una questione che interessa da vicino amministratori e funzionari, i quali, se non arrivano a chiederne l’abolizione, vedrebbero di buon occhio un suo aggiustamento, al fine di calarlo nella realtà concreta dei fatti. È questa, per esempio, la posizione del primo cittadino di Fermo ed avvocato Paolo Calcinaro, che fa notare come sia «un cappio non solo per gli amministratori, ma anche per tutti i dirigenti e funzionari perché noi diamo gli indirizzi, ma la loro messa a terra, attraverso i pertugi della burocrazia, spetta agli uffici». Secondo il sindaco, è un reato al momento «indefinito ed indefinibile: c’è bisogno di una precisazione su ciò che effettivamente sia. Non va eliminato, ma legato a delle fattispecie concrete ed effettive. Così servirebbe anche da monito». Osserva inoltre come «l’errore di valutazione nella giungla della normativa amministrativa, sia umano e fatto in buona fede: va dimostrato il dolo, elemento dirimente tra una responsabilità amministrativa ed una penale». Pensiero condiviso da Augusto Curti, coordinatore Anci Marche per i Piccoli Comuni, secondo cui «è giusto che i sindaci si prendano le proprie responsabilità, ma è inimmaginabile che tutto possa ricadere sulle loro spalle. Soprattutto nelle piccole realtà, questo rischia di rendere difficile trovare chi vorrà candidarsi a sindaco. C’è una proposta di modifica di legge in corso ed auspichiamo che possa essere approvata il prima possibile». La proposta a cui fa riferimento è il disegno di legge depositato dal Pd sia alla Camera che al Senato, con cui si pongono dei paletti all’interno dei quali giudicare l’operato dei sindaci in tema di abuso d’ufficio. «Intendiamo incardinarlo molto presto e metterlo subito in discussione – fa sapere Alessia Morani, deputata del Pd e membro della Commissione Giustizia –. Riteniamo che sia una priorità perché dobbiamo aiutare i nostri sindaci nello svolgimento del loro lavoro, ridando equilibrio al quadro delle loro responsabilità». 


L’esperto
A tracciare il perimetro tecnico dell’argomento ci pensa il professor Stefano Villamena, docente di Diritto amministrativo nel dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Macerata: «nel 2020, la riforma dell’articolo 323 del Codice penale è stata posta in essere soprattutto per limitare la cosiddetta “amministrazione difensiva”, ovvero la paura di mettere la firma su documenti dal momento che la normativa non è chiara e non si vogliono prendere responsabilità. È stata specificata meglio la fattispecie: si può essere perseguiti solo nel caso in cui ci sia la violazione di una chiara norma di legge o di atto avente forza di legge. Un’ulteriore riforma sarebbe inopportuna». Secondo il professore, «non andrebbe abrogato, perché ha una sua validità. Dovrebbe valere solo nei casi in cui il funzionario adotta un provvedimento amministrativo senza rispettare una chiara previsione legislativa, producendo con ciò un vantaggio o uno svantaggio nei confronti di un soggetto privato».


Il nodo da sciogliere
Il problema di fondo è che l’abuso d’ufficio rappresenta una categoria di reato ampia ed indeterminata: «non c’è un vero e proprio passaggio di favori, denaro, o altra utilità e spesso si procede per presunzioni. Sono molti i casi in cui si procede per abuso d’ufficio, avviando il processo, ma relativamente pochi i casi di condanna». L’avvocato ed ex Garante dei diritti Andrea Nobili è in disaccordo «con chi dice che il reato di abuso d’ufficio vada abrogato perché comunque il nostro Paese continua a fare i conti con il malaffare nella pubblica amministrazione. Però qualche ritocco è possibile (benché la legge entrata in vigore nel 2020 rappresenti già un punto di equilibrio): come introdurre il concetto di non punibilità per i fatti di particolare tenuità, o punire solo quando il pubblico ufficiale che non ha margini di discrezionalità. Si può ragionare anche sulla non sufficienza di una sentenza di primo grado per far decadere un amministratore, attendendo il passaggio in giudicato, valutando magari nel concreto la condanna».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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