Arnaldo Marcelletti a 100 anni ancora nella sua farmacia a Tolentino: «Continuo a preparare le mie creme»

Arnaldo Marcelletti premiato dal sindaco Mauro Sclavi
Arnaldo Marcelletti premiato dal sindaco Mauro Sclavi
di Carla Passacantando
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Martedì 13 Settembre 2022, 03:40

TOLENTINO - Arnaldo Marcelletti ha cento anni ed è farmacista da quando ne aveva 23. Una professione, la sua, scelta prima per dovere nei confronti di suo padre e poi diventata una grande passione. Così grande che ancora oggi si reca ogni mattina nel suo laboratorio di via Roma a Tolentino per preparare creme e unguenti da mettere al servizio dei suoi clienti.

Cento anni li ha compiuti lo scorso giugno e pochi giorni fa è stato premiato come Tolentinate dell’anno. Dalla sua lunga esperienza non traspaiono solo il suo sapere e la sua grande professionalità, ma anche la storia di un mestiere che, in cento anni, ha cambiato inevitabilmente la sua storica tradizione.
Come mai ha deciso di diventare farmacista? 
È stato un po’ un obbligo perché alla fine della seconda guerra mondiale mio papà Arturo, titolare di una farmacia sin dalla fine del primo conflitto mondiale, era da solo al lavoro e aveva bisogno di un aiuto. All’epoca non si assumevano dipendenti. Quindi mi sono laureato a Camerino, con il massimo dei voti, nel 1945 per seguire mio padre. Avevo 23 anni. 
Quando ha iniziato a lavorare?
Subito. Poi nel 1947 ho esercitato l’attività professionale all’ospedale militare di Trento, come sottotenente farmacista. Negli anni ho ricoperto varie cariche nell’Ordine professionale dei farmacisti della provincia di Macerata. Successivamente quella di consigliere provinciale della Federazione farmacisti titolari della provincia. All’università di Camerino ho presieduto per un lunghissimo periodo la commissione per gli esami di Stato per i giovani laureati in farmacia.
Il suo dovere è così diventato nel tempo una passione.

Sì. La passione per questo lavoro si è ampliata sempre più con il tempo. Anche perché le preparazioni dei medicinali che si facevano prima in farmacia davano soddisfazioni: venivano realizzate in house ed era una grande soddisfazione vedere il loro effetto benefico sui clienti. Sta di fatto che in passato, rispetto a oggi, si dovevano preparare tutti i farmaci: non si trovava nulla. Seguivamo tutte le prescrizioni che facevano i medici a seconda delle varie malattie; le ricette cambiavano da persona a persona, anche in base al loro peso corporeo il dosaggio era diverso.
In questi anni, dal 1946 ad oggi, come è cambiata la farmacia? 
È cambiata totalmente. Prima si preparavano tutti i farmaci in base alle prescrizioni dei medici, poi con il trascorrere degli anni si trovavano già pronti. C’è stato un cambiamento totale nel tempo. Se prima il confezionamento era fatto dal farmacista ora provvedono le industrie. C’è stata una evoluzione della chimica farmaceutica che si è riversata inevitabilmente in farmacia. 
Oggi continua a preparare creme e unguenti per la vendita? 
Sì. Continuiamo a creare creme per bambini da utilizzare per gli arrossamenti della pelle, ma anche le famose cartine per ciambelle.
Qual è stato il momento più brutto che ha vissuto nel suo lavoro? 
È stato nel Dopoguerra, tra il 1944 al 1945, quando eravamo rimasti senza niente. Non avevamo più nulla. Erano gli anni della ripresa, dopo l’Armistizio dell’8 settembre. Poi tutto si è risolto.
Non solo in farmacia: lei si è distinto anche nel campo socio-culturale, ricoprendo la carica di segretario di diverse associazioni. Inoltre è pure un instancabile collezionista.
Ho rivolto particolare attenzione ai francobolli, alla prefilateliche, ai pacchetti di sigarette rigorosamente vuoti: vere e proprie rarità dei primi anni del secolo, per i quali ancor oggi ricevo telefonate dall’Italia e dall’estero con proposte di vendita. Tutte rifiutate garbatamente. Colleziono cartoline postali vintage, anch’esse rigorosamente di Tolentino, e quelle pubblicitarie di prodotti farmaceutici, ma anche albarelli e ceramiche di farmacia.

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