Vigile del fuoco morto in un incendio in falegnameria a Recanati, il rappresentante legale della ditta condannato 2 anni (dopo 9 di processo)

Tragico incendio in una falegnameria, 2 anni per la morte del vigile del fuoco
Tragico incendio in una falegnameria, 2 anni per la morte del vigile del fuoco
di Benedetta Lombo
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Sabato 4 Febbraio 2023, 03:20 - Ultimo aggiornamento: 11:32

RECANATI Vigile del fuoco morì a seguito di un’esplosione, condannato a due anni il legale rappresentante della ditta dove avvenne l’incendio. La sentenza è stata emessa ieri, a circa nove anni da quel tragico infortunio sul lavoro, dal giudice monocratico del Tribunale di Macerata, Marika Vecchiarino. Per i familiari del vigile del fuoco di Montelupone, Roberto Torregiani, il giudice ha disposto una provvisionale di 260.000 euro complessivi rimandando al giudice civile la quantificazione del risarcimento e liquidando i risarcimenti per gli altri tre uomini del 115 che rimasero feriti nell’esplosione e che erano anche loro parte civile. 

 



Era il 18 giugno del 2014 quando nel silos della falegnameria Gfl che si trova in località Squartabue a Recanati si sviluppò un principio d’incendio. Subito dopo l’allarme sul posto erano intervenuti i vigili del fuoco, ma una squadra impegnata nell’operazione di spegnimento era stata travolta da un’esplosione. Alcuni vigili del fuoco riportarono delle lesioni, il più grave, Torregiani, fu scaraventato a terra dall’onda d’urto dal solaio in cemento armato. L’impatto, a quattro metri e mezzo di altezza, fu terribile, tanto da provocargli traumi irreversibili. Il vigile del fuoco morì il 14 gennaio del 2016, dopo un anno e sette mesi di agonia dal drammatico incidente. Aveva 47 anni.

All'inizio


All’epoca il pubblico ministero Rosanna Buccini iscrisse nel registro degli indagati sia l’imprenditore Giovanni Pirchio, oggi 80enne, sia il capo squadra dei vigili del fuoco, ma nel corso delle indagini fu lo stesso pubblico ministero a chiedere l’archiviazione del collega di Torregiani non rinvenendo alcuna responsabilità a lui ascrivibile dell’accaduto, richiesta che fu poi accolta dal gip Enrico Pannaggi. Si era quindi instaurato il procedimento per omicidio colposo a carico di Pirchio accusato di non aver effettuato una corretta manutenzione del silos. In base a quanto ricostruito, la deflagrazione che si era verificata nel silos aveva provocato un aumento di pressione che aveva rotto alcune giunzioni. Lo stato di avanzata corrosione dei bulloni avrebbe poi ridotto drasticamente la capacità di sopportare la pressione residua provocando la rottura del serbatoio. 

La condanna

Ieri il giudice ha condannato l’imputato a due anni, disponendo il pagamento di una provvisionale complessiva di 260.000 euro ai genitori e alla sorella di Torregiani parti civili con l’avvocato Pietro Antonio Siciliano, quantificando il risarcimento per i tre vigili del fuoco rimasti feriti nell’esplosione (in 7.000, 5.000 e 10.000 euro) e parti civili con gli avvocati Olindo Dionisi, Emanuele Urbani e Fabrizio Giustozzi. Il legale dell’imputato, l’avvocato Roberto Acquaroli, ha sempre rigettato gli addebiti ritenendo che la responsabilità sulla gestione del rischio fosse della squadra dei vigili del fuoco intervenuti.

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