Si è spento Palanca, la cultura in lutto. Il sindaco Michelini: «Era un punto di riferimento»

Martedì 23 Novembre 2021 di Giulia Sancricca
Lino Palanca

PORTO RECANATI - La città di Porto Recanati piange Lino Palanca. Docente, scrittore, storico e giornalista, si è spento a 74 anni all’ospedale di Ancona dove era risultato positivo al Covid. I funerali saranno celebrati sabato alle 11 nella chiesa di San Giovanni. A ricordare Palanca, come uomo e come professionista, è stato il sindaco Andrea Michelini.

 

«Lino è stato senza ombra di dubbio il più grande storico della nostra città. Ci lascia una persona di spessore e cultura uniche, un cultore e studioso del nostro dialetto e delle nostre origini. Autore di vari libri, è stato da sempre un punto di riferimento intellettuale per la nostra cittadina di cui ha narrato storia, personaggi ed eventi». 
Laureato in Lingue e letterature straniere moderne, Palanca ha insegnato molti anni al liceo di Osimo; ha diretto e collaborato con diverse riviste a carattere storico e culturale, curando anche un vocabolario del dialetto della sua città. Per anni ha collaborato con il Corriere Adriatico.

«Perdiamo una figura di riferimento - ha proseguito il sindaco -. Un uomo di gran spessore, una persona che le ha dedicato tempo e infinito amore. Ci stringiamo intorno alla sua famiglia: a sua moglie Orietta, sua figlia Mara e ai suoi nipoti». Anche l’associazione “Lo Specchio” ha ricordato il Palanca giornalista, punto di riferimento e maestro per i più giovani. «Ha contribuito enormemente a diffondere la cultura e la storia di Porto Recanati, spendendosi senza mai risparmiarsi nella divulgazione di tutti quei fatti, fossero essi noti ai più o scorsi velocemente sotto ai nostri occhi. In qualità di direttore della rivista Specchio Magazine, ha messo a servizio la sua grande professionalità non solo della carta stampata di cui era semplicemente un faro, ma anche di tutti gli eventi collaterali ai quali non ha mai fatto mancare il suo contributo. Lino ha dato voce e testo ai ricordi di intere generazioni, aiutando tutti i collaboratori a fare altrettanto. È stato un grande maestro per i collaboratori più giovani, che spronava a dare il proprio meglio, educandoli alla divulgazione come strumento a garanzia della democrazia. Ha corretto senza mai imporre. Più di ogni altra cosa è stato quella guida di cui le nuove generazioni hanno e avranno bisogno, perché sapeva essere esempio e non sterile esercizio di stile».

 

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