Irregolarità nei certificati antincendio dei garage all'Hotel House, 20 persone assolte

Martedì 13 Luglio 2021 di Benedetta Lombo
L'Hotel House di porto Recanati

PORTO RECANATI - Irregolarità nelle certificazioni antincendio dei garage dell’Hotel House, 20 persone assolte. Si tratta di alcuni dei proprietari delle autorimesse che nel 2015 si erano visti sequestrare i garage. Chiesta ed emessa sentenza di assoluzione per tutti. Da quanto emerso nel corso del dibattimento, si sarebbe trattato di una pratica condominiale a cui avrebbe dovuto provvedere l’amministratore di condominio e non i singoli proprietari.

 

Il processo che si è chiuso ieri dinanzi al giudice Barbara Cortegiano nasce da ispezioni effettuate dai vigili del fuoco all’interno del maxi condominio multietnico portorecanatese, nel corso delle quali emerse la mancanza delle certificazioni antincendio e altre situazioni non a norma.

La segnalazione fu fatta all’allora procuratore Giovanni Giorgio che chiese il sequestro dei garage. Nel processo che si è chiuso ieri erano imputate 20 persone (altre posizioni nel frattempo erano state stralciate), nel corso del dibattimento è emerso che la richiesta del rilascio della certificazione antincendio era a carico dell’amministratore di condominio, ma quando fu indetta l’assemblea per discutere questa circostanza l’incontro finì in lite, fu quindi tutto sospeso e l’amministratore si dimise.

Anche il pm Sabina Antognozzi ha chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”. «È stato un lavoro enorme, vista la mole dell’attività investigativa svolta dalla Procura – ha commentato l’avvocato Paolo Carnevali che difende la maggior parte delle persone finite sul banco degli imputati –. Questi condomini si sono visti sequestrati per anni i garage e quando ne riavranno il possesso non si saprà in quali condizioni saranno. C’è da evidenziare che il Comune aveva sin da subito individuato nel condominio, e non nei singoli condomini, il corretto interlocutore». Gli altri proprietari erano difesi, tra gli altri, dagli avvocati Alessandro Brandoni, Filippo Polisena e Gianfranco Borgani.

 

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