Finisce l'amore e si riprende l'anello con un pugno: condannato a due anni per rapina

Porto Reacanati, finisce l'amore e si riprende l'anello con un pugno: condannato a due anni per rapina
Porto Reacanati, finisce l'amore e si riprende l'anello con un pugno: condannato a due anni per rapina
di Benedetta Lombo
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Mercoledì 10 Giugno 2020, 10:10

PORTO RECANATI - Rivuole indietro il simbolo dell’amore ormai finito, un anello di fidanzamento acquistato con i soldi prestati dalla mamma, ma la ex si rifiuta di restituirglielo. Lei rimedia un pugno in faccio, lui, a nove anni di distanza, una condanna a 24 mesi di reclusione per rapina. È stato condannato ieri dal giudice Barbara Cortegiano a due anni di reclusione Mirco Marchesini, un ex infermiere 45enne di Recanati. 

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Il suo legale, Vando Scheggia, ha già annunciato che impugnerà la sentenza in appello: «Voleva indietro il simbolo del loro fidanzamento – ha commentato l’avvocato –, è stato sicuramente un esercizio arbitrario delle proprie ragioni, non certamente una rapina».
 
La vicenda risale all’estate del 2011. Lui, 36enne all’epoca, aveva conosciuto una giovane di un paese limitrofo, i due si erano piaciuti sin da subito e tra loro scattò un vero e proprio colpo di fulmine. Ma forse confondendo l’infatuazione con l’amore i due ben presto unirono pensieri, progetti e idee tanto che il 36enne si sentì pronto a suggellare la loro unione con un anello di fidanzamento: due fedine, una che infilò al suo dito, l’altra la donò a quella che riteneva essere la sua metà. Dopo due settimane però l’incomprensione spazzò via ogni passione e i due si lasciarono.

Dopo qualche giorno (era giugno) lui la incontrò in uno chalet a Porto Recanati. Non ci pensò su due volte, si avvicinò e le chiese di rendergli l’anello di fidanzamento. La giovane però si rifiutò di restituirglielo e lui, se lo riprese con la forza: con violenza l’avrebbe afferrata e mentre con una mano le brandiva un braccio, con l’altra le sfilava l’anello, non senza averla prima scaraventata contro un’auto e colpita con un pugno in faccia. Una volta ripresasi dallo choc la giovane andò dritta a denunciarlo. Fu così che Marchesini venne prima indagato e poi rinviato a giudizio con l’accusa di rapina. La vicenda finì in dibattimento, tra rinvii, cambi di giudice e audizione di testimoni, il procedimento si è trascinato avanti per anni fino a lunedì scorso quando si è celebrata la discussione. Il pubblico ministero Sabina Antognozzi, che in aula ha sostenuto l’accusa, ha chiesto per l’imputato la condanna al minimo della pena. Per l’avvocato Scheggia, invece, ciò che era accaduto quel giorno non configurava il reato di rapina ma semmai di esercizio arbitrario delle proprie ragioni (reato meno grave). 


I testimoni sentiti in aula avevano tutti confermato la scena, che lui aveva urlato alla giovane di restituirgli l’anello e di averla poi aggredita riprendendosi la fedina. Durante il processo era stata sentita come testimone anche la mamma dell’imputato che aveva detto di aver dato lei i soldi al figlio per acquistare le due fedi. La giovane invece avrebbe detto che l’anello era della propria madre e di averlo ricevuto da lei, un particolare questo che durante il litigio nessuno dei testimoni avrebbe sentito. Ieri dunque la condanna a due anni di reclusione. Il legale Scheggia ha anticipato che una volta depositate le motivazioni ricorrerà in appello.

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