I debiti della Croce Azzurra, l'ex presidente Zazzetta si sfoga. «Errori sì, ma nessun ammanco»

Sabato 10 Aprile 2021 di Giulia Sancricca
L'avvocato Rovazzani e Zazzetta

PORTO RECANATI - «Nessuna polemica, voglio solo fare chiarezza». Con questa intenzione la ex presidente della Croce Azzurra di Porto Recanati, Orietta Zazzetta, ha voluto raccontare la sua versione dei fatti nello studio del suo legale, Alessandro Rovazzani. Un chiarimento che arriva a seguito dell’esposto presentato alla Guardia di finanza dal nuovo presidente Michele Tetta per chiedere chiarezza sulla situazione finanziaria dell’associazione e sulla carica che la Zazzetta ha ricoperto fino al mese scorso. 

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«Innanzitutto - dice la ex presidente - vorrei sottolineare che non mi sono mai autoproclamata presidente dell’associazione. Il 26 giugno 2016 è stata fatta l’elezione regolare dell’ultimo direttivo che solitamente resta in carica per tre anni. Avremmo dovuto ripetere l’elezione tra la fine 2019 e l’inizio del 2020, ma l’arrivo del Covid ha aumentato i nostri impegni in maniera esponenziale e non ci siamo riusciti». Un prolungamento che, stando alle dichiarazioni della ex presidente, non avrebbe comunque inficiato sulla redazione dei bilanci: «Gli ultimi consuntivo e preventivo sono stati redatti a giugno dello scorso, come da prassi. Per quanto riguarda le assemblee - precisa - il direttivo era composto da tutti volontari attivi con cui avevo rapporti quotidiani. Se c’erano problemi ne parlavamo al momento, forse questo è stato il mio errore più grande, se ci fossero state persone esterne avrebbero avuto uno stimolo diverso per incontrarsi».

Non si tira indietro nel riconoscere le sue responsabilità Orietta Zazzetta che, visibilmente toccata dalle vicende dell’associazione in cui opera da 26 anni, ammette di voler continuare a dare una mano. Poi l’ampio capitolo debiti, per i quali ci sarebbe stato un accordo sulla rateizzazione, fino a che non sono stati bloccati i conti correnti dopo la notifica di pignoramento: «L’Asur - dice -, mensilmente, eroga i pagamenti alle associazioni che svolgono i loro servizi. A fine anno viene fatto il conguaglio in base alle fatture che noi presentavamo, per valutare eventuali somme in avanzo da restituire. Nel 2019 l’Asur ha sommato i conguagli dal 2013 al 2016 e sono emersi 216mila euro circa che si sarebbero ripresi sottraendoci dalle erogazioni mensili 2.900 euro. Non solo, avevamo raggiunto l’accordo di sottrarne 5.000 al mese per rientrare prima con il debito. A questo si aggiungevano 50mila euro che doveva percepire un dipendente, 8mila euro un altro soggetto e 25mila euro ad un carrozziere che aveva riparato un mezzo. Quest’ultimo ha notificato un pignoramento verso terzi e ha bloccato tutti i conti, così che io sono stata impossibilitata a pagare i creditori». 


A questo si aggiunge la lettera dei dipendenti che, lamentandosi delle condizioni in cui versava la sede, hanno costretto l’Asur ad una verifica: «Con il legale dei creditori - dice Rovazzani - avevamo raggiunto l’accordo che saremmo rientrati con i debiti, ma con il controllo dell’Asur è stato di nuovo bloccato tutto. La Zazzetta ammette di aver fatto degli errori formali, ma non per questo è giusto accusarla di ammanchi di cassa».

 

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