Maxi giro di capi d'abbigliamento con false griffe, venti persone davanti al giudice

Giovedì 14 Gennaio 2021 di Benedetta Lombo
Il Tribunale di Macerata dove si tiene il processo

PORTO RECANATI - Prendevano scarpe e capi di abbigliamento anonimi, ci applicavano su le etichette false di marchi di alta moda e poi li vendevano. Ognuno aveva un compito, ognuno forniva il proprio contributo affinché la macchina del falso non si inceppasse, ma alla fine in 20, un campano che vive a Recanati, Raffaele Sarnataro, e 19 senegalesi ieri si sono ritrovati davanti al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Macerata accusati a vario titolo di ricettazione e contraffazione aggravata.

 

 

Di questi, quattro extracomunitari sono irreperibili e il gup Domenico Potetti ha stralciato le loro posizioni rinviando al 26 gennaio del prossimo anno, mentre per gli altri 16 imputati l’udienza è stata rinviata al prossimo 17 marzo.

L’indagine – coordinata dal sostituto procuratore Rosanna Buccini – ha ricostruito una filiera del falso che tra il 2018 e il 2019 ha immesso sul mercato numerosissimi capi contraffatti, indumenti, scarpe e accessori dozzinali che per chi li comprava diventavano appetibili per via dei marchi riportati: Woolrich, Colmar, Gucci, Louis Vuitton, Burberry, ma anche Ralph Lauren, Moschino, Prada, Saucony, Dolce & Gabbana, Hermes, Hogan e Tod’s. La lista in realtà è ancora più lunga perché di marchi contraffatti gli inquirenti ne hanno individuati ben 36. In quattordici pagine di capi d’imputazione e 31 contestazioni totali, la procura ha cristallizzato le accuse per ciascun imputato, a partire dall’unico italiano coinvolto: Sarnataro che, in concorso con due senegalesi, avrebbe provveduto all’acquisto di capi di abbigliamento anonimi e commissionato l’apposizione di etichette false. Etichette e bottoni falsi venivano reperiti per essere cuciti sulla merce che poi veniva rivenduta in particolare nelle località della costa marchigiana. 

Tra gli acquirenti c’è stato anche chi ha acquistato un Woolrich contraffatto pagandolo 140 euro, e così chi voleva poteva trovare cinture, borse, scarpe, polo, camice, pantaloni, giacconi e giubbotti, maglie, occhiali e borse che di griffato avevano solo il nome scritto sull’etichetta. I fatti contestati sarebbero avvenuti dunque tra il 2018 e il 2019 a Porto Recanati, Civitanova, ma anche a Passo di Treia e in altri comuni della provincia maceratese.

Ieri l’udienza preliminare davanti al gup Domenico Potetti e al pubblico ministero Vincenzo Carusi. Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Alessandro Marcolini, Emanuele Senesi, Alessandro Brandoni, Paolo Marchionni, Maria Cristina Ottavianoni e Marco Romagnoli.
 

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