Ha telefonato a un’amica che non ha risposto. Le ultime ore di Rosina in casa prima di morire

Mercoledì 13 Gennaio 2021 di Benedetta Lombo
Rosina Carsetti

MONTECASSIANO - È morta pochi minuti dopo aver fatto l’ultima chiamata Rosina Carsetti. La casalinga di 78 anni soffocata il pomeriggio della vigilia di Natale, forse aveva provato a chiedere aiuto. Oppure no. Quello che avrebbe voluto dire ad un’amica non è possibile saperlo, perché a quella chiamata non ha risposto nessuno. Se quella telefonata avrebbe potuto salvare o meno Rosina resterà un solo ipotizzabile sliding doors in cui, forse, il percorso della sua vita sarebbe potuto cambiare. Da quello che è emerso, infatti, il 24 dicembre scorso, poco prima delle 17 Rosina aveva chiamato un’amica senza riuscire a parlarle, poi, tra le 17 e le 18 qualcuno l’avrebbe aggredita soffocandola. 

 

 

Nel puzzle investigativo gli orari sono fondamentali, se il medico legale Roberto Scendoni dovesse confermare l’ora della morte in quel range, ogni minuto ricostruirebbe scenari diversi. Fino alle 17.30 circa, in casa c’erano tutti i familiari di Rosina: il nipote 20enne Enea Simonetti, la figlia 48enne Arianna Orazi e il marito 81enne Enrico Orazi. Dopo quell’ora Enea è uscito, avrebbe poi detto per andare al supermercato vicino casa a comprare un paio di cose, sicuramente non per la cena della vigilia, e nel parcheggio del supermarket sarebbe rimasto per parecchio tempo, oltre un’ora. È probabile che il medico legale Roberto Scendoni depositi i risultati di una prima relazione tra un paio di settimane. Oggi intanto i carabinieri torneranno nella villetta di via Pertini 31 per prendere alcuni oggetti da analizzare in laboratorio: due aspirapolveri, la sedia sulla quale è stata legata Arianna, a suo dire da un rapinatore, e un quadro che è stato trovato appoggiato sul comò «forse spostato dal ladro che cercava una cassaforte», ha spiegato l’avvocato Andrea Netti, aggiungendo che «o è successo qualcosa di compatibile con la ricostruzione degli indagati o qualcuno ci ha studiato molto per pensare a una miriade di dettagli importanti». In mansarda, dove viveva Arianna sono state trovate delle orme «che – ha aggiunto il legale – sembrerebbero riconducibili a scarpe da tennis che vanno verso il comodino, i familiari giravano sempre con le pantofole, non è escluso che possano essere del rapinatore». 

Ieri gli avvocati Netti e Valentina Romagnoli hanno sentito due operai di due imprese che hanno effettuato lavori nella villetta, uno ha confermato che il campanello non c’era, l’impianto d’allarme era disattivato da tempo e che i cani erano sempre stati mansueti, il secondo avrebbe parlato di «un clima sereno. A volte – ha aggiunto Netti – andava lì con un brevissimo preavviso e ha detto di aver trovato questa signora bellissima sempre vestita molto bene, indossava gioielli anche dentro casa, curatissima, usciva con la pelliccia, prendeva la macchina». Dalle indagini difensive gli avvocati avrebbero appreso che Rosina si era rivolta anche a un patronato per informarsi su come ottenere una pensione minima, e a loro avviso, potrebbe essere stato questo il motivo per cui l’anziana e il marito avevano ceduto la proprietà della casa al nipote. La difesa ipotizza che Rosina si sia rivolta al centro antiviolenza non perché sottoposta a maltrattamenti ma per chiedere un parere legale sulla pensione. Sembra che negli ultimi tempi la situazione economica non fosse particolarmente rosea, gli Orazi avrebbero anche dovuto pagare 50.000 euro di Tfr a un dipendente che era andato via dall’officina di famiglia.<

 

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