La Procura: «Rosina è morta strozzata». Riscontrate fratture multiple alle costole

Sabato 16 Gennaio 2021 di Benedetta Lombo
Rosina Carsetti

MONTECASSIANO - Chi ha ucciso Rosina Carsetti il giorno della vigilia di Natale, strozzandola, potrebbe averla aggredita buttandola a terra e premendole sul torace mentre con una mano le teneva la bocca (forse per non farla urlare) e con l’altra la strozzava. È solo un’ipotesi ma in attesa che il medico legale Roberto Scendoni completi l’attività di analisi dei campioni prelevati nel corso dell’autopsia, dagli elementi finora emersi è possibile iniziare a restringere il campo su quanto accaduto tre settimane fa nella villetta di via Sandro Pertini 31 a Montecassiano.

 

 

Intanto ieri sera Arianna Orazi, accusata con il figlio Enea e il padre Enrico, di aver ucciso la madre, ha parlato in tv, intervistata su Rete 4 da “Quarto grado”: «E’ stato un ladro incappucciato con gli occhi chiari, gelidi, sui 35 anni», ha detto.
Ieri la procura ha reso noti alcuni degli elementi messi nero su bianco dal medico legale nella sua relazione preliminare a iniziare dalla morte «conseguente ad una asfissia acuta da compressione delle vie aeree del collo e del mantice toracico, compatibile con un’azione di strozzamento, “ove frequentemente si rilevano strie ecchimotiche e lesioni escoriative da movimenti di reazione da parte della vittima”. A suffragio della suddetta modalità lesiva, vi sarebbe il riscontro, all’esame interno, della frattura di una componente della cartilagine tiroidea con infiltrato ematico bilaterale, unitamente alla presenza di petecchie nella mucosa laringea». Alla morte per asfissia avrebbe contribuito anche «una compressione/schiacciamento della gabbia toracica, di entità tale da determinare la frattura di multipli elementi costali - di destra e di sinistra - e impedendo in tal modo una corretta ventilazione polmonare da parte della vittima», ha spiegato il procuratore Giovanni Giorgio aggiungendo che sono state riscontrate anche modeste lesioni in altre parti del corpo.
Il fatto che Rosina abbia riportato la rottura di più costole sia a destra sia a sinistra del torace, quindi farebbe vacillare l’ipotesi della compatibilità delle lesioni con le manovre di rianimazione effettuate dai soccorritori il 24 dicembre. Per quanto energico possa essere stato il massaggio cardiaco praticato mai avrebbe potuto provocare fratture multiple alle coste. In merito all’orario del decesso, come anticipato ieri, il medico legale avrebbe individuato il range tra le 16.30 e le 18.30 del 24 dicembre. Il procuratore ha poi ribadito che «Ogni diversa notizia apparsa sui mezzi di informazione è, allo stato, destituita di ogni fondamento e giammai lo scrivente ha riferito notizie o proprie opinioni diverse dai dati sopra specificati. Ne consegue che, allo stato, non è affatto vero che la signora Carsetti sia stata “pestata a sangue” per poi morire. L’ Ufficio è impegnato nello svolgimento di tutte le indagini ritenute necessarie per ricostruire esattamente quanto accaduto nella notte del 24 dicembre all’interno dell’abitazione ove abitava anche la Carsetti». 
Sinora sono state sentite circa 20 persone informate sui fatti, di cui gran parte tra conoscenti dell’anziana. «Esprimo sincero apprezzamento – ha dichiarato il procuratore – per la leale collaborazione prestata, a testimonianza del diffuso senso civico che caratterizza la popolazione del maceratese». Ora sono in corso accertamenti tecnici di natura informatica e di natura scientifica (delegati al personale specializzato del Ris di Roma), dopo quelli svolti nell’immediatezza dei fatti dai carabinieri di Macerata e di Ancona. Sta collaborando all’attività investigativa anche il personale della Guardia di Finanza di Macerata. La figlia, come si diceva, ieri sera ha parlato in tv. «Sono disorientata, triste e delusa - ha detto Arianna intervistata da “Quarto Grado” - non ho ucciso io mia madre, né i miei familiari. Mia madre era una persona particolare, teneva molto alla sua libertà».E ancora: «A gennaio siamo tornati a vivere con i miei genitori. Era anche una volontà sua che io tornassi, perché diceva che la casa era grande e non riusciva a fare tutto come una volta. Era felice». Poi la ricostruzione di quella serata e il racconto di quell’uomo incappucciato. 

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