Delitto nella villetta, la difesa presenta nuovi elementi: «La mansarda trovata a soqquadro»

Domenica 10 Gennaio 2021 di Benedetta Lombo
La mansarda della villetta messa a soqquadro

MACERATA - «La villetta degli Orazi non ha un citofono, la vicina che dice di aver suonato il pomeriggio del 24 dicembre, a quale campanello ha suonato? Forse ha sbagliato villetta». A parlare è l’avvocato Andrea Netti, difensore di marito, figlia e nipote di Rosina Carsetti, accusati di aver ucciso la 78enne la sera della vigilia di Natale. Il legale, che ha iniziato le indagini difensive insieme ai colleghi Valentina Romagnoli e Paolo Morena, martedì incontrerà tre titolari delle imprese che nel passato recente hanno effettuato i lavori all’interno della villetta di via Pertini.

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«Per mesi sono stati dentro quelle mura – ha spiegato Netti – e sarà interessante sapere cosa diranno in merito al clima familiare che c’era e cosa accadeva in casa. A mio avviso è molto più importante la loro esperienza diretta di ciò che raccontano alcune presunte amiche». Di certo c’è la richiesta di aiuto fatta da Rosina al centro antiviolenza di Macerata cinque giorni prima di morire, e una chiamata ai carabinieri a novembre a seguito di una lite in famiglia.

Ieri intanto i carabinieri della Scientifica hanno effettuato il quarto sopralluogo nell’abitazione, questa volta gli accertamenti sono stati eseguiti nella parte alta dell’immobile, nel piano dove ci sono le camere da letto e sopra, nella mansarda, quest’ultima sarebbe stata trovata a soqquadro, lì per la difesa il rapinatore che avrebbe ucciso Rosina, aggredito il marito e legato la figlia, avrebbe frugato in cerca di soldi. A proposito dell’aggressione il marito della vittima, Enrico Orazi avrebbe detto di ricordare di aver preso «un paio di sberle», mentre la figlia Arianna, avrebbe un’ecchimosi su un braccio compatibile come data, secondo il consulente di parte, il medico legale Francesca Tombesi, «al 24 dicembre scorso». Il presunto rapinatore le avrebbe stretto un braccio per legarla, ma non ci sarebbero su di lei altri segni.

Ieri il consulente informatico della procura Luca Russo è tornato in via Pertini, in una panca infatti c’erano un tablet e un pc che dovrà analizzare. In casa è stato trovato uno scontrino, sarebbe relativo alla vendita da parte di Rosina di alcuni gioielli che le erano stati regalati in passato dal marito per 1.320 euro, «soldi che però non si sa che fine abbiano fatto», ha commentato l’avvocato Netti che è tornato sulla questione dei brandelli di calzari trovati in casa: «Se non sono del ladro ma dei carabinieri che stanno effettuando un sopralluogo, si aggiunge un ulteriore elemento di inquinamento della scena del crimine: i carabinieri hanno utilizzato la scena del crimine come spogliatoio lasciando brandelli di calzari? Se si sono tolti i calzari lì hanno lasciato delle orme? Sia l’una che l’altra ipotesi devono essere attentamente valutate».

Resta da capire cosa abbia fatto Enea il giorno dell’omicidio. Alle 18.07 è uscito dal supermercato, la sera del 24 disse di essere andato a Macerata, ora invece, afferma che fino alle 19 è rimasto in macchina nel parcheggio del supermercato a guardare dei video sul cellulare. Domani i legali avranno un nuovo incontro con i propri assistiti, martedì invece con le imprese che hanno effettuato i lavori nella villetta. Intanto le indagini proseguono.
 

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