Delitto Rosina, i difensori degli indagati: «Sentiremo le tre ditte che hanno fatto lavori nella villetta»

Lunedì 11 Gennaio 2021 di Benedetta Lombo
Le forze dell'ordine all'ingresso della villetta

MONTECASSIANO - Dettagli, più o meno rilevanti, ricostruzioni, più o meno dettagliate, versioni, queste invece più marcatamente diverse, e indagini che vanno avanti da 17 giorni per scoprire chi ha stretto le mani intorno al collo di Rosina, l’esile 78enne originaria di Matelica che da oltre 20 anni viveva con il marito Enrico Orazi, e da circa un anno anche con la figlia 48enne Arianna e il nipote di 20 anni Enea Simonetti, più tre cani di cui solo uno di piccola taglia, in una elegante villetta al civico 31 di via Pertini.

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Di evidente al momento c’è che in quella casa, negli ultimi tempi, i rapporti non fossero esattamente idilliaci, quanto, gli unici a saperlo veramente sono solo gli stessi familiari perché quello che è trapelato smentito o rafforzato in base a chi è l’interlocutore. La procura, sulla base delle dichiarazioni rese da amici e amiche di Rosina, ha ricostruito un contesto familiare caratterizzato da insulti, vessazioni, minacce, percosse e aggressioni fisiche da parte della figlia e del nipote verso l’anziana che sarebbe stata costretta a una «coabitazione umiliante e penosa».

Poi ci sono anche altri elementi oggettivi, una richiesta di aiuto fatta a novembre da Rosina ai carabinieri a seguito di un’accesa discussione in casa con il nipote (a cui però, come non troppo di rado avviene, non aveva fatto seguito una formale denuncia) e un’altra richiesta di aiuto, fatta il 19 dicembre, direttamente al centro antiviolenza Sos donna di Macerata da Rosina. Cosa la 78enne abbia detto all’operatrice è al vaglio degli inquirenti, di sicuro era stato fissato un appuntamento con un’avvocatessa per il 29 dicembre. Ma a difendere i familiari di Rosy c’è il figlio della vittima, Enea Orazi, che vive a Corridonia con la propria famiglia.

Prudente nel riferire sui rapporti intra familiari nei giorni immediatamente successivi all’omicidio della madre, nei giorni scorsi ai microfoni di Quarto Grado, sia lui sia la moglie hanno parlato di una quotidianità assolutamente normale vissuta dalla madre e difendendo a spada tratta sorella, nipote e padre: «Mia madre non viveva segregata in casa, puntualmente veniva a trovare me e mia moglie, e i suoi rapporti con mia sorella e mio nipote non erano difficili». «Lei era libera di fare tranquillamente quello che voleva», ha aggiunto la nuora della vittima, Monica. «Io non mi sono mai allarmata di niente, a metà ottobre passavamo qui ed era tutto normale, tutto tranquillo». 

Domani gli avvocati della difesa Andrea Netti, Valentina Romagnoli e Paolo Morena raccoglieranno la testimonianza dei titolari di tre imprese che hanno effettuato i lavori nella villetta «e che hanno visto in prima persona come erano i rapporti in quella casa», ha affermato l’avvocato Netti. In merito all’omicidio di Rosina sono in corso le indagini per verificare se quanto dichiarato dagli indagati (la ricostruzione del rapinatore vestito di nero e con i calzari ai piedi) sia vera oppure frutto di un tentativo di sviare le indagini degli inquirenti. Elementi importanti potrebbero arrivare dai risultati dell’autopsia e dagli accertamenti che il consulente Luca Russo sta effettuando sui telefoni cellulari degli indagati e sui computer. Così come si attendono le analisi dei Ris sui campioni di materiale biologico prelevati da sotto le unghie della vittima.
 

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