Omicidio di Rosina, domani l'interrogatorio del gip alla figlia e al nipote della vittima

Domenica 14 Febbraio 2021 di Benedetta Lombo
Rosina Carsetti, la donna uccisa a Montecassiano

MACERATA - Domani in tarda mattinata la 48enne Arianna Orazi e il figlio Enea Simonetti di 20 anni compariranno davanti al gip Giovanni Maria Manzoni per l’interrogatorio di garanzia. Accusati entrambi dell’omicidio pluriaggravato (una delle aggravanti è la premeditazione) di Rosina Carsetti potranno decidere se rispondere alle domande del giudice e dire cosa è veramente accaduto il pomeriggio del 24 dicembre scorso nella loro villetta di via Sandro Pertini 31 a Montecassiano, oppure avvalersi della facoltà di non rispondere. 

 

 

Da quanto anticipato dal loro legale Andrea Netti (che difende gli indagati insieme alla collega di studio Valentina Romagnoli) sembra che mamma e figlio sceglieranno la seconda alternativa, quella del silenzio. Prima, infatti, sarà necessario un confronto tra loro e i loro legali alla luce di quanto messo nero su bianco sulle 200 pagine dell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari. Venerdì mattina all’alba, infatti la figlia e il nipote della vittima sono stati raggiunti nel negozio di autoricambi di Macerata dove avevano trascorso la notte dai carabinieri che gli avevano notificato l’ordine di carcerazione per poi condurre lei al carcere di Villa Fastiggi a Pesaro e lui alla casa circondariale di Montacuto ad Ancona. Da quel momento per i legali non c’è stato modo di avere con i propri assistiti un confronto.

«Martedì farò visita ad Enea e poi ad Arianna – ha anticipato il legale Netti –. Non sono convinto che sia stata scritta l’ultima pagina. In questa scacchiera ci sono ancora delle ombre enormi rispetto alle quali è mio compito indagare, se riesco a intercettare una graduazione di responsabilità devo conoscere queste ombre e gestirle da un punto di vista processuale». Quello auspicato dal legale è quindi un «confronto schietto su quegli elementi seri scritti sull’ordinanza. Sono convinto che ci sia molto da capire e ritengo che il ruolo dei tre possa essere grandemente differenziato. Nello schema di quell’ordinanza l’epilogo non è solo uno, ci possono essere vari finali». In merito ai contenuti e alle conclusioni dell’ordinanza l’avvocato non ha voluto esprimere commenti, «Alla base ci sono documenti, intercettazioni e materiale che la procura ha elaborato in 60 giorni, non posso trarre delle conclusioni in 48 ore».
 
E proprio le intercettazioni rappresentano uno dei due strumenti principali (insieme alle analisi forensi) su cui il procuratore Giovanni Giorgio e il sostituto Vincenzo Carusi hanno fatto leva per ricostruire la dinamica dell’omicidio e che hanno permesso di attribuire responsabilità ben definite. Da quanto emerso Arianna, il figlio Enea e il padre Enrico Orazi hanno parlato poco dal giorno dell’omicidio ma in alcune circostanze si sarebbero traditi. Intercettati praticamente ovunque, in auto, nel negozio, e a casa del fratello di Arianna che ha ospitato padre, sorella e nipote dopo l’omicidio, mamma e figlio si sarebbero lasciati andare a considerazioni che ora pesano come macigni su di loro.

Arianna avrebbe detto al figlio di aver commesso più errori, tra questi quello di non aver dato «i tranquillanti ai cani» e di non aver lasciato neanche una traccia di effrazione fuori, cioé tipo un pezzetto di non so che, un’impronta! Ci avevo pensato di prendere una scarpa e di farci le impronte fuori, fuori dalle scale», avrebbe detto al figlio. Figlio che a sua volta si sarebbe vantato di aver fatto «un macello» in mansarda dove è stato simulato il passaggio del ladro-assassino e di aver dato «due sganassoni» al nonno, di cui uno particolarmente violento, il 24 dicembre sempre per simulare la rapina.
 

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