Dal Verdicchio si passa al “Matelica Doc”. «Esaltiamo il territorio prima del vitigno». ​Avviato l’iter per il cambio del nome

Domenica 6 Giugno 2021 di Riccardo Antonelli
Da sinistra Cingolani, Baldini e Gagliardi

MATELICA - Al teatro Piermarini si è tenuta l’assemblea dei soci del consorzio della denominazione Verdicchio di Matelica, alla presenza del sindaco Massimo Baldini, del vicesindaco Denis Cingolani, dell’assessore alle attività produttive Maria Boccaccini, del presidente dell’Imt Antonio Centocanti, del direttore dell’Imt Alberto Mazzoni e del presidente dell’associazione produttori Umberto Gagliardi che, rappresentati per il 95%, hanno approvato all’unanimità la modifica del disciplinare dell’omonima Doc e della Docg. 

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La modifica più significativa è quella relativa al cambio della denominazione da “Verdicchio di Matelica Doc” a “Matelica Doc”, con la parola Verdicchio che sarà facoltativa e andrà comunque riportata dopo la nuova denominazione. L’iter burocratico ora prevede un percorso di circa 24 mesi per l’approvazione delle modifiche richieste. Una svolta tanto attesa quanto importante, perché andrà a legare maggiormente il tipico vino bianco matelicese al territorio di produzione, rendendolo unico e non assimilabile ad altre produzioni derivanti dal vitigno Verdicchio. «Il territorio prima del vitigno – commenta Gagliardi – abbiamo una zona unica che dà peculiarità uniche al vino ed è giusto esaltarla al massimo. Si tratta di una novità importante che ci permette di distinguerci da altri territori come ad esempio quello di Jesi, dove il vitigno Verdicchio è lo stesso, ma il vino che viene prodotto qui è diverso da quello prodotto nello jesino proprio per le differenze tra i due territori. Ora la sfida da vincere è quella di comunicare bene questo cambiamento». Il vicesindaco Cingolani, nonché assessore all’agricoltura, commenta questo momento come «una svolta epocale che vuole dare senza dubbio una valenza maggiore al territorio dove nasce questa nostra eccellenza - spiega -. Abbiamo testimonianze che si coltivava da sempre la vite nel nostro territorio, sin dai tempi dei Piceni. Si tratta della 14esima Doc d’Italia, quindi una delle più antiche, questo per noi è sicuramente un vanto. Tale percorso è stato iniziato diversi anni fa quando ancora non vi erano delle certezze sul cambio del nome, oggi diciamo che i produttori si sono comunque presi questa responsabilità e più che mai stanno puntando su questo magnifico territorio».

 

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