Marchigiano nell'inferno in mare
​"Trenta ore tra le fiamme"

Marchigiano nell'inferno in mare ​"Trenta ore tra le fiamme"
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Venerdì 2 Gennaio 2015, 20:56 - Ultimo aggiornamento: 5 Gennaio, 10:07

CINGOLI - “Sono state trenta ore da incubo. Un inferno. Una paura tremenda che solo a parlarne mi tremano le gambe".

E ancora. "Trenta ore fradicio d'acqua e di fumo, congelato e quasi intossicato perchè ho inalato parecchio fumo. E le persone, che chiedevano aiuto. Poi altre quindici ore sulla San Giorgio, qualcosa che ti segna per sempre nella vita e forse nel fisico, dato che da quando sono arrivato a Cingoli non riesco a dormire ed ancora subisco gli effetti di tutto il fumo che ho respirato. Non sarò mai più quello di prima. Quelle scene rimaranno sempre nei miei occhi”.

Sono le prime parole di Arifi Djelandin, 46 anni, macedone, residente da sei mesi a Cingoli, ma in Italia dal 1986, uno dei tanti passeggeri del traghetto Norman Atlantic che il 28 dicembre ha preso fuoco al largo del Mediterraneo sulla rotta tra la Grecia e l'Italia. Arifi è ancora sotto choc, tant'è che un suo amico tutto il giorno sta con lui e lo accompagna nei suoi spostamenti in paese senza mai lasciarlo un'attimo: era su quel traghetto con altri due suoi parenti, Ajabir Dauti (41 anni) e suo figlio Argtim Dauti (16 anni), anche loro residenti a Cingoli.

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