La provincia di Macerata in zona rossa, i sindaci approvano: «È la scelta più giusta»

Venerdì 5 Marzo 2021 di Mauro Giustozzi
Il Covid center di Civitanova

MACERATA - Da domani l’intera provincia in zona rossa: la stretta definitiva è arrivata ieri sera. Dopo un summit a Palazzo Raffello il presidente Francesco Acquaroli non ha voluto attendere oltre: ha deciso per la proroga della zona rossa nell’Anconetano e per l’istituzione delle stesse restrizioni nel Maceratese. Una ordinanza che firmerà oggi e che si porta dietro anche lo stop alla didattica in presenza per le scuole di ogni ordine e grado, comprese le Università.

 

Intanto ieri mattina la prefettura aveva riunito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica con i sindaci dei Comuni di Macerata, Civitanova e Corridonia, per decidere di rafforzare i controlli nei luoghi del territorio maggiormente frequentati. Controlli che ora serviranno a far rispettare le restrizioni più ferree previste dalla zona rossa. 

Il sindaco di Macerata, Sandro Parcaroli, invita al rispetto delle regole anche se il suo Comune non supera la soglia critica: «Credo - dice - che se dobbiamo stringere la cinghia e osservare restrizioni più severe per limitare il contagio sia meglio farlo ora sia per prevenire un eventuale scenario peggiore a livello sanitario, ma anche nella speranza che, tra un mese, con l’arrivo della bella stagione e dopo la Pasqua, le attività commerciali possano tornare a mettersi in moto con una situazione ben diversa da quella attuale».

Preferisce la zona rossa per l’intera provincia piuttosto che nei singoli Comuni il primo cittadino di Recanati: «Una decisione che non ci ha sorpreso - dice Antonio Bravi - visto il peggiorare della situazione. Credo che sia una scelta giusta. Ero preoccupato che avessero preferito chiudere a macchia di leopardo, invece questo è il modo giusto per ottenere risultati. Così una intera provincia si aggiunge a quella confinante di Ancona e credo che abbia più senso». 

Della stessa linea il sindaco di Civitanova, Fabrizio Ciarapica: «Tendenzialmente i dati sono in aumento in tutte le città. Quelli aggiornati per Civitanova ci davano al limite della soglia dei 250 contagi in sette giorni per 100mila abitanti, ma sarebbe stato inutile fare distinzioni. E anche di difficile gestione. I dati sui contagi saranno in aumento anche nei prossimi giorni, non siamo al picco. Lo dimostra Ancona, che noi seguiamo». Intanto il sindaco aveva già disposto, in via precauzionale, il divieto di sosta alle auto in piazza Conchiglia, dalle 14 di domani fino alle 20 di domenica, con la presenza fissa di una pattuglia dei vigili.

Se da un lato alcuni sindaci si aspettavano la zona rossa perché inclusi nei 12 Comuni in allerta, Giuseppe Pezzanesi di Tolentino ha dovuto accusare il colpo. Ma rispetto alla posizione più dura intrapresa nei giorni scorsi, in cui aveva detto di non voler pagare per i numeri degli altri Comuni, ora è tornato sui suoi passi. «Non sono contento - dice Pezzanesi - perché i numeri avrebbero concesso alla nostra città di andare avanti, ma comprendo che la situazione non sia delle migliori. L’escalation di contagi e ricoveri ci dice che dobbiamo fare un sacrificio. Comprendo il presidente che in queste condizioni ha dovuto prendere una scelta importante».

Sul fronte ospedaliero situazione stazionaria in Av3, dove non si registrano eccessivi aumenti ma neppure cali consistenti di chi è colpito dal contagio. «Siamo nell’ordine di uno o due ricoveri nelle strutture di Av3 con altrettanti che vengono trasferiti per cui cerchiamo di mantenere un certo equilibrio – afferma la direttrice di Av3, Daniela Corsi -. Piuttosto arrivano richieste per altre terapie intensive dall’ospedale di Ancona. Ma noi in questo momento siamo pieni e non in grado di supportare queste richieste. Stiamo trasferendo alcuni pazienti che non necessitano di particolari supporti respiratori nel reparto malattie infettive del Murri di Fermo che sta collaborando efficacemente con noi. Del resto abbiamo la palazzina dell’ospedale di Macerata satura così come i 17 posti dell’ospedale di Camerino occupati».

L’ipotesi dell’apertura anche di un quinto modulo di 14 posti al Covid center è sempre presente, anche se di non facile attuazione perché scarseggia il personale da utilizzare. «Il problema è che come Av3 noi non abbiamo più personale a disposizione per ampliarlo».

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