Turista inglese rapito a Macerata, uno degli arrestati rivela: «Era una messa in scena per saldare un debito»

Venerdì 15 Ottobre 2021
Turista inglese rapito a Macerata, uno degli arrestati rivela: «Era una messa in scena per saldare un debito»

MACERATA - S'infittisce sempre più il rapimento del turista britannico Patrick Sam Kourosh Demilecamps, di 25 anni, liberato 2 giorni fa con un blitz dei carabinieri a Monte San Giusto. Il ragazzo, appartenente ad una famiglia britannica facoltosa, è stato trovato dai militari in un appartamento in una palazzina, subito fuori le mura del centro storico di Macerata: un immobile tranquillo abitato prevalentemente da famiglie. I carabinieri lo hanno trovato segregato in una stanza buia con i mobili davanti alle finestre per oscurarne la vista dall'esterno.

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Eppure, Rubens Belioga Gnaga, uno dei 4 arrestati, ha fornito oggi al gip una versione a dir poco incredibile: «Non era un vero rapimento ma una finzione per convincere la famiglia dell'inglese a spedirgli 7.000 euro per saldare un debito». Il gip Giovanni Manzoni ha convalidato gli arresti e ha disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per Gnaga, Dona Conte di 22 anni e Ahmed Rajraji, di 21. Domiciliari, ma senza braccialetto elettronico per la 20enne Aurora Carpani. 

Un altro giallo in questo rapimento dai tanti contorni oscuri è quello del riscatto: i rapitori, secondo quanto riferito dagli investigatori, avrebbero chiesto un riscatto di appena 7.000 euro, una cifra esigua considerando la disponibilità economica della famiglia «facoltosa». Il 25enne era in Italia da mesi, ufficialmente in vacanza, e conosceva almeno qualcuno degli arrestati, che abitano e si muovono nella provincia di Macerata. I due stranieri, un maschio e una femmina, non sono inglesi e sono regolarmente da tempo sul territorio nazionale. Uno ha regolarmente affittato l'appartamento di Monte San Giusto poi trasformato in prigione per il sequetsro. Nessuno di loro ha precedenti e non sembrano delinquenti incalliti.

Tanto meno esperti di sequestri di persona. Insomma nel modus operandi non c'è nulla che fa pensare ad una banda organizzata. Da quanto ricostruito è stata proprio un'ingenuità dei sequestratori a portare al blitz e alla liberazione. I sequestratori hanno infatti messo a disposizione della vittima un telefono per chiedere alla famiglia, rimasta nel Regno Unito, i famosi 7.000 euro. Il giovane ha così potuto chiedere aiuto, facendo capire che era trattenuto contro la sua volontà, riuscendo anche a far capire dove si trovasse. I quattro non si sono accorti di nulla, né tantomeno hanno valutato la possibilità che la chiamata potesse essere geolocalizzata. La famiglia si è rivolta alla National Crime Agency (Nca) britannica, che ha lanciato una richiesta di collaborazione internazionale, di cui si sono fatti carico i carabinieri del Ros.

Il blitz

I militari del Reparto Operativo di Macerata e della stazione di Monte San Giusto hanno lavorato sul territorio, individuando il covo dei rapitori. Un'operazione lampo, durata circa 36 ore e culminata nell'irruzione dei militari, intorno alle 14:45 di ieri. Il giovane inglese è ora in una situazione protetta: sta bene fisicamente, anche se sarebbe stato nutrito in modo discontinuo, ma è provato psicologicamente. Finora non avrebbe fornito molti chiarimenti, escludendo però che dietro a tutto questo ci sia una storia di droga, prostituzione o debiti non pagati. Sarebbe rimasto in mano ai sequestratori per circa 8 giorni. I carabinieri comunque proseguono gli accertamenti.

Per i quattro indagati, arrestati in flagranza di reato per sequestro di persona a scopo di estorsione e rinchiusi in carcere, è prevista per domani l'udienza di convalida. La Procura di Macerata sarà rappresentata dal pm Stefania Ciccioli, che agisce su delega dalla Dda di Ancona, competente per questo tipo di reati. Dopo la convalida gli atti verranno trasmessi al capoluogo marchigiano.

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