Rosina Carsetti uccisa nella villetta: prima udienza del processo ed è subito scontro sulle perizie

Rosina Carsetti uccisa nella villetta: prima udienza del processo ed è subito scontro sulle perizie
Rosina Carsetti uccisa nella villetta: prima udienza del processo ed è subito scontro sulle perizie
di Benedetta Lombo
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Venerdì 11 Febbraio 2022, 03:10

MACERATA  - Prima udienza ieri del processo in Corte d’Assise per l’omicidio di Rosina Carsetti, la 78enne uccisa il pomeriggio della vigilia di Natale del 2020 nella villetta di via Pertini a Macerata. Poco prima di mezzogiorno in aula sono comparsi i tre familiari della vittima: la figlia Arianna Orazi (49 anni), il nipote Enea Simonetti (21) e il marito Enrico Orazi (79) - tutti accusati di omicidio e a vario titolo di altri reati tra cui i maltrattamenti, la simulazione di reato e l’estorsione - con i rispettivi avvocati Andrea Netti e Valentina Romagnoli per mamma e figlio e Barbara Vecchioli per Enrico Orazi. 


In aula era presente anche l’avvocato Elena Fabbri con la delegata per le Marche dell’associazione Gens Nova, Monica Panizza, per formulare la richiesta di costituzione di parte civile, che però, dopo una lunga camera di consiglio, è stata rigettata. Archiviato questo aspetto si è registrato il primo scontro tra accusa e difese su questioni preliminari che riguardavano la formazione del fascicolo dibattimentale. In particolare l’attenzione è stata focalizzata dall’avvocato Romagnoli su due accertamenti tecnici disposti dalla Procura nel corso delle indagini preliminari: il primo eseguito dal consulente Andrea Violoni che ha ispezionato la portafinestra della villetta per accertare se i segni fossero o meno riconducibili a un tentativo di effrazione, il secondo eseguito dall’analista forense Luca Russo sui supporti informatici sequestrati agli imputati a casa e nel negozio. In merito al primo accertamento, espletato nella forma dell’accertamento ripetibile, la difesa ha chiesto che venisse espunto dal fascicolo, per quanto riguarda il secondo illegale Romagnoli ha sollevato eccezione di nullità.

Per la difesa: «La sera del 24 dicembre i carabinieri chiesero ad Arianna e al figlio Enea di consegnare i rispettivi cellulari e la sera stessa fu affidato l’incarico a Russo di estrapolare i contenuti dei dispositivi – ha ricordato l’avvocato Romagnoli –, ha avuto praticamente un mandato esplorativo in bianco sui cellulari che non erano sotto sequestro e li ha esaminati in maniera del tutto unilaterale, senza contraddittorio, poi gli esiti sono confluiti nelle perizie che sono state riversate nel fascicolo».

Per i legali Romagnoli e Netti quegli accertamenti erano irripetibili e, a loro avviso, sarebbero stati compiuti senza garantire le prerogative difensive per questo hanno sollevato eccezione di nullità e comunque l’espunzione dal fascicolo o dell’intera perizia di Russo o quantomeno delle parti riferite agli esiti degli accertamenti eseguiti il 24 e 25 dicembre. L’avvocato di Enrico Orazi, Barbara Vecchioli si è associata alla richiesta dei colleghi estendendo le stesse richieste anche alle registrazioni audio estrapolate dai telefoni degli imputati.


In merito alla relazione di Violoni il Pm Vincenzo Carusi ha concordato con l’espunzione dal fascicolo del dibattimento, in merito agli accertamenti dell’analista Russo effettuati il 24 e il 25 dicembre invece ricordando che si trattava di accertamenti ripetibili ha precisato che «a renderli irripetibili è stata la condotta degli imputati che il 2 gennaio, tornati in possesso dei cellulari ne hanno resettato il contenuto».

Per il Pm la sera del 24 dicembre «il sequestro dei telefoni non era necessario anche perché gli imputati all’epoca erano prossimi congiunti della persona offesa e due di loro, Arianna ed Enrico Orazi, erano vittime dirette dei reati da loro denunciati: rapina e sequestro di persona», ha ricordato Carusi evidenziando che la procedura è stata rispettata alla lettera. Sulle eccezioni sollevate la Corte si esprimerà il 24 febbraio. Le parti hanno presentato la lista dei testimoni, un centinaio quelli complessivamente indicati. Alla fine dell’udienza Arianna ha stretto in un lungo abbraccio il figlio Enea e dopo aver salutato il padre Enrico è tornata in carcere a Villa Fastiggi.

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