«Non bastavano le finestre aperte, a scuola manca pure l’acqua calda». La protesta simbolica all’entrata del liceo classico

Domenica 23 Gennaio 2022 di Giulia Sancricca
«Non bastavano le finestre aperte, a scuola manca pure l acqua calda». La protesta simbolica del Blocco studentesco all entrata del liceo classico Leopardi

MACERATA  - «Acqua calda? Nessuno qui l’ha scoperta». Con questa provocazione scritta su uno striscione, ieri mattina i militanti maceratesi del Blocco studentesco si sono presentati all’entrata del liceo classico Leopardi in corso Cavour.

 


Un modo, il loro, per accendere i riflettori su una problema per il quale chiedono soluzioni alla dirigenza: la mancanza di acqua calda nei lavandini dei bagni degli studenti.


«Un messaggio goliardico - si legge nella nota del movimento - ma diretto ad un problema che colpisce noi studenti nella vita di tutti i giorni. È inaccettabile - scrivono - che in pieno inverno, con la quasi totalità delle classi costrette a stare con le finestre aperte per via del Covid, si aggiunga anche il problema della mancanza di acqua calda all’interno della nostra scuola. Tutto questo grava sulla già difficile situazione che affligge gli studenti da ormai due anni».


«Ancora una volta - annuncia il gruppo - ci faremo faro degli studenti per portare avanti la protesta, affinché intervengano gli organi competenti per risolvere al più presto questo tipo di problemi che, all’interno degli istituti, non possono e non devono esistere».


A spiegare nello specifico il disagio lamentato dai liceali è Giovanni Domenella, del quarto anno, militante del Blocco studentesco di Macerata.«Si tratta di una problematica che, nella struttura di corso Cavour, abbiamo riscontrato dall’inizio di quest’anno - dice - ma portato alla ribalta solo ora per via delle quarantene e del Covid. Oggi (ieri per chi legge) abbiamo esposto il nostro striscione per avere risposte. Avevamo già segnalato questo problema ai rappresentanti d’istituto ma nessuno si è mosso».

Secondo Domenella il problema riguarderebbe la maggior parte dei bagni del liceo di corso Cavour. «Noi - spiega - fino allo scorso anno abbiamo fatto parte delle classi ospitate nel distaccamento del Gentili. In quel caso non c’erano problemi. Visto che per la pandemia la scuola tende spesso a tenere le finestre aperte, in pieno inverno non avere nemmeno l’acqua calda ci fa sentire in un contesto abbastanza inospitale».


La dirigente Annamaria Marcantonelli ha subito accolto la richiesta degli studenti, tanto da essersi messa in contatto con gli uffici della Provincia che si occupano della gestione degli istituti superiori.


«L’ente - dice - mi ha confermato che l’acqua calda nei bagni degli studenti non c’è mai stata. Quando le scuole sono state sistemate non c’era l’impianto, se non negli spogliatoi e nei laboratori. In realtà - spiega la dirigente - nessuna scuola della Provincia ha questo servizio. Nella sede del liceo di corso Cavour, invece, è stata prevista in alcuni bagni dopo i lavori di ristrutturazione. Invece - aggiunge - nell’altra sede del Gentili, l’acqua calda nei lavandini non c’è. In realtà questo problema, se vogliamo considerarlo tale, lo ha tutta la provincia».


Nonostante questo, però, la dirigente confida di voler valutare possibili soluzioni. «Quando i ragazzi fanno una richiesta vanno ascoltati - ammette - , se è possibile andar loro incontro lo faremo. Mettere l’acqua calda nei bagni, però, significa rivedere gli impianti a livello elettrico: bisogna installare gli scaldabagni e questo porterà un aumento di consumo di energia che l’istituto potrebbe non riuscire a sostenere».

 

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