Omicidio della vigilia di Natale, i familiari della vittima scelgono la strada del silenzio: la richiesta di rinvio a giudizio è più vicina

Venerdì 17 Settembre 2021 di Benedetta Lombo
I familiari di Rosina Carsetti scelgono ancora la strada del silenzio: la richiesta di rinvio a giudizio è più vicina

MACERATA  - «Siamo stati in carcere, abbiamo avuto lunghi colloqui ed ora il quadro è chiaro». Poi l’avvocato Andrea Netti ha aggiunto: «Allo stato non chiederemo alcun interrogatorio, ma altre opzioni sono sempre al vaglio». Il legale nelle scorse settimane insieme alla collega Valentina Romagnoli ha incontrato Arianna Orazi detenuta a Villa Fastiggi di Pesaro, il figlio Enea Simonetti recluso nel carcere di Montacuto ad Ancona ed Enrico Orazi, padre della prima e nonno del secondo nei cui confronti ad oggi non ci sono misure restrittive, tutti indagati per l’omicidio della 78enne Rosina Carsetti avvenuto nel tardo pomeriggio della vigilia di Natale. 

 

Domani scadranno i termini per gli avvocati per presentare memorie difensive o chiedere al pubblico ministero Vincenzo Carusi che i propri assistiti vengano sottoposti a interrogatorio, ma quest’ultima opzione inizialmente considerata, ora è stata scartata. Dopo l’iniziale versione tanto caldamente sostenuta dal marito, dalla figlia e dal nipote della vittima, ovvero quella del ladro entrato in casa vestito di nero e con i calzari ai piedi che aveva aggredito e ucciso l’anziana in un tentativo di rapina, e costata a tutti e tre l’accusa di simulazione di reato, padre, figlia e nipote proseguono lungo la strada del silenzio. Quella frenetica attività difensiva – per usare le parole del Gip che a febbraio dispose gli arresti – in particolare di Arianna ed Enea che dopo il delitto avevano resettato i cellulari, concordato la versione da dare a una trasmissione televisiva e si erano rammaricati per gli errori commessi nella simulazione della rapina (Arianna ed Enrico si fecero legare e infilare in bocca i calzini di lei per rendere credibile la versione del rapinatore, mettendo poi a soqquadro la mansarda della villetta di via Pertini) si è bruscamente interrotta a febbraio quando nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari erano riportati stralci di intercettazioni delle conversazioni tra gli indagati.

Da quel momento i tre non hanno più parlato. Il 26 luglio scorso quando la Procura ha chiuso le indagini e notificato il relativo avviso agli indagati i legali annunciarono: «Entro settembre valuteremo se sottoporre Enrico Orazi a interrogatorio. A questo punto possiamo finalmente chiudere il perimetro ed accedere a tutti i documenti e file audio – avevano aggiunto –. Il quadro indiziario è articolato e da quanto finora emerso non ci sembra che ci siano prove di una partecipazione attiva del giovane». Ora, trascorsi quasi due mesi da quel giorno (ad agosto opera la sospensione dei termini processuali, ndr), la decisione di non sottoporre nessuno dei tre indagati a interrogatorio. 


Tutti sono accusati di omicidio pluriaggravato, per il Pm Arianna è colei che ha “organizzato e diretto la cooperazione nel delitto degli altri due e comunque di Enea Simonetti”. Dall’autopsia svolta dal medico legale Roberto Scendoni è emerso che Rosina è morta per “strozzamento, soffocamento e schiacciamento del torace che provocavano un’asfissia acuta da compressione delle vie aeree del collo, della bocca e del mantice toracico e il conseguente decesso”. A figlia, nipote e marito di Rosina vengono contestati anche i reati di simulazione di reato e maltrattamenti in famiglia, Arianna Orazi deve rispondere anche di violenza privata e induzione a non rendere dichiarazioni (nei confronti del figlio Enea). Madre e figlio sono anche accusati di estorsione e furto aggravato. La richiesta di rinvio a giudizio è sempre più vicina.

 

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