Dipendente infedele dell’ufficio anagrafe, il Riesame nega il dissequestro dei soldi

Dipendente infedele dell ufficio anagrafe, il Riesame nega il dissequestro dei soldi
Dipendente infedele dell’ufficio anagrafe, il Riesame nega il dissequestro dei soldi
di Benedetta Lombo
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Venerdì 1 Ottobre 2021, 04:55

MACERATA  - Cresta sul rinnovo delle carte d’identità elettroniche, i giudici respingono il ricorso presentato dalla dipendente comunale infedele: i soldi restano sotto sequestro. «C’è un’indicazione del Riesame di concordare con la Procura un risarcimento del danno, è un suggerimento che seguiremo», il commento dell’avvocato Lorenzo Gnocchini. 

 
Ieri il Tribunale del Riesame di Macerata, presieduto dal giudice Andrea Belli, ha sciolto la riserva e respinto il ricorso presentato dalla difesa. La vicenda è quella della dipendente dell’ufficio anagrafe del Comune di Macerata, una civitanovese di 59 anni accusata di una serie di truffe aggravate (la maggior parte consumate, alcune tentate) commesse ai danni dei cittadini che dovevano rinnovare la carta di identità elettronica e ai quali avrebbe chiesto tra i 3 e i 5 euro in più rispetto al dovuto. Il modus operandi individuato dalla polizia locale era sempre lo stesso: la donna chiedeva la cifra maggiorata mostrando un foglio (evitava di fare le richieste a voce per non farsi sentire dai colleghi), poi per non lasciare traccia del surplus nei pagamenti invitava i cittadini a pagare cash adducendo la scusa del malfunzionamento del Pos (circostanza non vera).

Per la Procura, così facendo dal 2016 si era appropriata di 47.000 euro, una somma calcolata grazie agli appunti presi dalla donna su delle agende sulle quali avrebbe segnato di volta in volta gli “extra” ottenuti illecitamente. Quando la procura ha chiesto e ottenuto il sequestro delle somme (sul conto corrente erano stati trovati solo 6.000 euro), la donna, tramite il proprio legale Gnocchini, ha impugnato l’ordinanza. Lunedì scorso nell’udienza dinanzi al Riesame, la difesa aveva chiesto l’annullamento del sequestro evidenziando una sproporzione tra l’importo sequestrato e la condotta accertata (la dipendente ha ammesso le truffe ma in misura molto inferiore rispetto a quanto contestato) e aveva chiesto il dissequestro delle somme per risarcire i truffati. Ieri il rigetto del ricorso.

«C’è un’indicazione – ha spiegato l’avvocato –, di chiedere una riduzione del sequestro al Pm nella misura che riterrà provata, con contestuale restituzione del denaro alle persone offese. Seguiremo il suggerimento e faremo questa richiesta di riduzione anche in ragione della volontà di restituire il denaro alle persone offese che risulteranno dalle indagini. Ci dev’essere comunque una prova del danno». Resta poi da quantificare il risarcimento per danno d’immagine al Comune di Macerata.

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