Delitto di Rosina Carsetti, il Covid fa saltare l’inizio del processo: se ne riparla a febbraio

Venerdì 21 Gennaio 2022
Delitto di Rosina Carsetti, il Covid fa saltare l inizio del processo: se ne riparla a febbraio

MACERATA  - L’imputata ha il Covid e rinuncia a partecipare al processo, i giudici della Corte d’Assise rinviano l’apertura del dibattimento: «Di fatto non è una rinuncia che possiamo accettare anche per non rischiare la nullità del processo».

 

Si sarebbe dovuto aprire ieri il processo a carico di Arianna Orazi, del figlio 21enne Enea Simonetti e del padre 79enne di lei Enrico Orazi, accusati di aver ucciso la loro familiare Rosina Carsetti, 78enne, il 24 dicembre del 2020 nella villetta di via Pertini a Montecassiano dove da un anno vivevano tutti insieme.


Mercoledì Arianna, dal carcere di Villa Fastiggi a Pesaro ha inviato una lettera al Tribunale: «Rinuncio a comparire, non per mia volontà ma perché positiva al Covid», ha precisato, una formula che però si prestava a interpretazioni ambivalenti e il presidente della Corte d’Assise, il giudice Andrea Belli ha evidenziato che «di fatto non è una rinuncia che possiamo accettare anche per non rischiare la nullità del processo».

A quel punto i difensori Andrea Netti e Valentina Romagnoli hanno chiesto un rinvio per legittimo impedimento dell’imputata. L’apertura del dibattimento è stata quindi fissata al prossimo 10 febbraio, nel frattempo sono state calendarizzate le prossime udienze fino al mese di aprile (si svolgeranno due udienze al mese). Nel processo l’accusa è sostenuta dal pubblico ministero Vincenzo Carusi, ieri in aula erano presenti i due coimputati, Enea Simonetti (detenuto nel carcere di Montacuto ad Ancona) ed Enrico Orazi, quest’ultimo insieme al legale Barbara Vecchioli, e la delegata per le Marche dell’associazione Gens Nova, Monica Panizza, insieme all’avvocato Elena Fabbri che avrebbero voluto formulare la richiesta di costituzione di parte civile ma l’istanza verrà presentata nella prossima udienza

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