Sospetti sulla costruzione delle casette post-terremoto, in 34 a rischio processo. La procura: lavori affidati a ditte senza certificazione

Martedì 28 Settembre 2021 di Federica Serfilippi
Sospetti sulla costruzione delle casette post-terremoto, in 34 a rischio processo. La procura: lavori affidati a ditte senza certificazione

MACERATA -  Procedimento aperto e subito rinviato. È durata poco meno di mezz’ora, ad Ancona, l’udienza preliminare nata dall’inchiesta su presunte irregolarità nella catena dei sub appalti legati alla costruzione delle Sae nell’area del cratere sismico. Ieri mattina, per alcuni difetti di notifica è stato tutto rimandato al 7 febbraio. Ad almeno quattro indagati non sarebbe infatti arrivato il documento di fissazione dell’udienza, trattata per la procura dal pm Irene Bilotta.

 

In 34 rischiano il rinvio a giudizio: nel mirino degli inquirenti sono finite 19 persone e 15 società affidatarie dei lavori: riguardavano soprattutto la fornitura e la posa in opera degli infissi interni, l’installazione di portoncini blindati e accessori annessi, lavori relativi agli impianti tecnologici, la posa di pavimentazioni, pitturazioni esterne, impermeabilizzazioni del basamento del modulo abitativo.

Tra gli indagati spiccano il responsabile della Protezione civile David Piccinini, all’epoca dei fatti attuatore del piano per la costruzione delle casette, Lucia Taffetani, funzionario Erap e direttore d’esecuzione nell’ambito dell’accordo quadro per la fornitura delle strutture, il funzionario regionale Stefano Stefoni in quanto responsabile unico del procedimento, e Giorgio Gervasi, presidente del Consorzio Stabile Arcale, la rete di imprese scelta per fornire le soluzioni abitative d’emergenza. Il Consorzio stesso risulta essere indagato. Completano il quadro i legali rappresentanti delle ditte coinvolte.

A rischio anche tre aziende marchigiane, tutte del Pesarese. Quattro i reati contestati a vario titolo agli indagati: abuso d’ufficio, falso ideologico, truffa e frode nelle pubbliche forniture. Tra le parti offese, l’Erap e la Regione Marche, enti non rappresentati da alcun legale ieri in aula. Nonostante l’esigua durata dell’udienza, almeno in due avrebbero preannunciato (ma non formalizzato) riti alternativi. Si tratterebbe di un’azienda (non del territorio marchigiano) e di Giorgio Gervasi, presidente di Arcale. L’idea della difesa di Gervasi, rappresentato dall’avvocato Gabriele Cofanelli, è quella di procedere con l’abbreviato condizionato alla richiesta di una perizia super partes per analizzare i rapporti contrattualistici intercorsi per arrivare alla costruzione delle casette. La difesa di Gervasi si è affidata alla consulenza del professore della Sapienza Claudio Guccione (esperto in diritto urbanistico e legislazione delle opere pubbliche). La procura ha basato l’inchiesta sulla perizia dell’ingegner Michele Pierri. «Abbiamo operato – ha detto l’avvocato Cofanelli – sempre in maniera conforme al dettato normativo». 


Stessa linea tenuta dal legale Alessandro Lucchetti, difensore di Piccinini: «Il mio assistito ha eseguito in maniera rigorosa gli accertamenti che dovevano essere fatti. La vicenda è inserita in un regime giuridico speciale che è quello della Protezione Civile, che dunque segue regole speciali per poter intervenire in situazioni d’emergenza». Viene contestato l’affidamento dei lavori a ditte prive, per la procura, della certificazione antimafia o non iscritte alle white list della Prefettura o all’anagrafe antimafia relativo agli esecutori del sisma del 2016. 

 

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