Segnali di ripresa della calzatura maceratese: nell’export risultati migliori di Ascoli e Fermo

Giovedì 22 Luglio 2021 di Massimiliano Viti
Segnali di ripresa della calzatura maceratese: nell export risultati migliori di Ascoli e Fermo

MACERATA  - Dopo aver perso 80 milioni di fatturato export nel 2020 a causa della pandemia, la calzatura maceratese mette a segno un incoraggiante segno “più” nel primo trimestre di quest’anno. Se l’export calzaturiero dei cugini fermani indietreggia ancora (-16,5%) e quello di Ascoli Piceno è ancora in profondo rosso (-22,7%), Macerata vira in terreno positivo: +4,5% e si piazza all’ottavo posto della graduatoria nazionale stilata in base al valore esportato. 

 


Per Macerata è di 90,6 milioni di euro, inferiore del 17,9% rispetto ai livelli del 2019 (110 milioni di euro). Dunque c’è ancora molto da recuperare e speriamo che il secondo trimestre 2021 possa confermare il trend positivo del primo e guadagnare ulteriore terreno sui livelli, non eccelsi, dell’anno pre pandemia. Anche per gli addetti ai lavori è difficile dare una spiegazione delle due velocità (circoscritte al periodo gennaio-marzo) in un unico distretto. Probabilmente la differenza tra Fermo e Macerata è dovuta o ad una maggiore inclinazione maceratese alle vendite online o ancora di più alle fatturazioni all’estero che crescono in funzione del conto terzismo per le griffe del lusso. Resta critico sia il livello della mortalità aziendale e sia quello occupazionale, ora congelato dal divieto di licenziamento prorogato, per il settore moda, al prossimo 31 ottobre. 


Periodo non facile anche per il settore della pelletteria che nel 2020 ha perso 53 milioni di euro di export, crollato del 39,6%, la percentuale più negativa delle prime 22 province della graduatoria italiana per valore di fatturato estero. Dunque agli 80 milioni di euro persi con le scarpe si aggiungono i 53 lasciati sul campo della pandemia per le borse. Il settore moda reclama le fiere in presenza per poter tornare ad incontrare i buyer e sviluppare le esportazioni. La ridotta dimensione delle imprese, che non consentono alle stesse di avere molte occasioni di vendita, e i prodotti belli e ben fatti poco valorizzabili online sono i due fattori per cui le fiere in presenza diventano determinanti per la ripresa dei due settori. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA