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Controlli al centro massaggi hot: carabinieri prima aggrediti e poi calunniati. Tre cinesi a processo

Macerata, controlli al centro massaggi hot: carabinieri prima aggrediti e poi calunniati. Tre cinesi a processo
Macerata, controlli al centro massaggi hot: carabinieri prima aggrediti e poi calunniati. Tre cinesi a processo
di Benedetta Lombo
3 Minuti di Lettura
Giovedì 8 Ottobre 2020, 10:45

MACERATA - Effettuano un controllo in un centro massaggi di Macerata dove venivano eseguiti a richiesta anche massaggi, per così dire “hot”. Carabinieri aggrediti e poi calunniati.

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Tre cinesi nei guai. Due extracomunitari sono diventati nel frattempo irreperibili.
 
La vicenda è finita ieri all’attenzione del giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Macerata, Claudio Bonifazi, e del pubblico ministero Stefania Ciccioli. I tre cinesi imputati sono due donne, una 43enne, titolare del centro massaggi “Notte Shangai”, una 51enne, dipendente del centro che, all’interno di Notte Shangai, oltre ai massaggi, su richiesta consumava anche rapporti a pagamento, e un 42enne, di professione interprete. Tutti sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale, solo la titolare è invece accusata anche di favoreggiamento della prostituzione della dipendente, calunnia e di non aver ottemperato al provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale emesso dal Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro. I fatti risalgono ad aprile del 2016. Il giorno 22 i militari avevano accertato che all’interno del centro massaggi una dipendente svolgeva l’attività di meretricio e che veniva impiegato personale che non risultava nella documentazione obbligatoria.

L’attività era stata sospesa e dopo 5 giorni i militari erano passati per un nuovo controllo trovando il centro aperto, all’arrivo dei carabinieri, però, i tre cinesi avrebbero reagito con violenza aggredendo fisicamente i militari e pronunciando frasi intimidatorie. Non solo. La titolare era andata dalla polizia e aveva denunciato i carabinieri di concussione. Si era inventata che i militari dopo aver sottratto i documenti di lei e della dipendente, si sarebbero rifiutati di restituirli se non in cambio o di una prestazione sessuale gratuita o del pagamento di 500 euro. La denuncia della falsità le è costata l’accusa di calunnia. Ieri mattina il giudice, preso atto dell’irreperibilità della titolare e della dipendente, ha sospeso il procedimento a loro carico rinviando l’udienza a dicembre del prossimo anno, mentre per quanto riguarda la posizione dell’interprete difeso dall’avvocato Jacopo Allegri e accusato del solo reato di resistenza a pubblico ufficiale (reato che scollegato dagli altri del procedimento non è di competenza del giudice dell’udienza preliminare, ndr) il giudice ha disposto la trasmissione degli atti in procura per la formulazione della citazione diretta a giudizio.

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