Professore perseguitato da una donna conosciuta in un sito internet d’incontri

Giovedì 29 Ottobre 2020 di Benedetta Lombo
Il Tribunale di Macerata dove si tiene il processo

MACERATA - Si conoscono su un sito di incontri, iniziano a scriversi, un giorno si incontrano poi lui inizia a diradare i messaggi e lei lo perseguita. A processo una 55enne ucraina, vittima un professore universitario. I fatti contestati sarebbero avvenuti tra giugno del 2018 e il 25 gennaio del 2019 quando la donna avrebbe inviato oltre 300 messaggi al docente e circa 50 foto all’allora compagna di lui. 

 

I messaggi sarebbero stati per la maggior parte richieste di chiarimenti, poi i toni sarebbero diventati più aggressivi, lei lo avrebbe minacciato di inviare le foto intime di lui ai suoi familiari e all’Università dove lui lavora. A quel punto però era scattata la denuncia. I contorni della vicenda verranno chiariti nel corso del processo che si aprirà davanti al giudice monocratico il 18 ottobre del prossimo anno, dopo che ieri il gup Claudio Bonifazi ha disposto il rinvio a giudizio dell’imputata.

Da quanto emerso i due si sarebbero conosciuti su un sito di incontri dove lui si sarebbe rappresentato come “libero di amare”. Lei era vedova, non aveva altri rapporti, e si sarebbe fatta coinvolgere. Secondo la versione dell’imputata lui le avrebbe inviato foto delle proprie parti intime e altre foto particolarmente private, poi il 25 maggio 2018 lui l’avrebbe raggiunta a Bologna per un incontro vis à vis. Dopo quel rendez-vous però, lui avrebbe smesso di cercarla e lei, non capendone il motivo, avrebbe cercato di contattarlo per avere delle spiegazioni.

La richiesta di spiegazioni, però, sarebbe poi degenerata: lei avrebbe scoperto che in realtà il professore aveva una relazione stabile e avrebbe iniziato a inviare centinaia di messaggi a lui con tanto di foto allegate e una fitta corrispondenza sarebbe poi intercorsa anche con la compagna poi diventata ex. Alla fine lei avrebbe minacciato di far sapere tutto ai familiari di lui e all’Università. 

Scattata la denuncia alla donna erano stati sequestrati dalla polizia postale il computer e il cellulare. «La signora si sente la vera vittima di questo procedimento – ha commentato l’avvocato Luca Monti del foro di Bologna – e spera di poter dimostrare che il suo comportamento è stato giustificato e si augura che venga ristabilita la verità». Il docente è parte civile con l’avvocato Damiano De Minicis.
 

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