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Parchi commerciali chiusi nel fine settimana, il Tar boccia il ricorso

Il parco commerciale Corridomnia
Il parco commerciale Corridomnia
di Chiara Marinelli
3 Minuti di Lettura
Venerdì 30 Aprile 2021, 07:34 - Ultimo aggiornamento: 07:35


MACERATA  - Parchi commerciali chiusi nei festivi e prefestivi, il Tar rigetta la richiesta di sospensione del Dpcm. Deluso Alfio Caccamo, patron del Corridomnia. «I parchi commerciali Corridomnia e Voghera Est comunicano che il loro sforzo per riaprire nei fine settimana non ha avuto successo. Con ordinanze 2494, 2495 del 2021 il Tar Lazio ha respinto la richiesta di sospensiva del Dpcm del 2 marzo – ha spiegato Caccamo - Il motivo del rigetto è formale perché il Tar ritiene che col decreto legge n. 52/21 il Dpcm è in pratica diventato una legge. Riteniamo che il Tar abbia sbagliato e il Dpcm sia solo un atto amministrativo e possa essere impugnato». 

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«Ci preme dire - prosegue Caccamo - che l’iniziativa giudiziaria non intendeva affatto contrapporre i commercianti al Governo perché in questo momento stiamo tutti dalla stessa parte. La nostra intenzione  era ed è quella di collaborare per correggere un errore e non contestare e basta. I giorni festivi e prefestivi sono quelli di massimo afflusso nei parchi commerciali. D’accordo. Si possono però stabilire regole per evitare l’affollamento, contingentare le entrate nei negozi e invece si preferisce chiudere e basta. Ma in questo modo la clientela non si dissolve magicamente, ma si riversa nei negozi dei centri storici oppure negli altri che restano aperti aumentando la concentrazione e l’affollamento col rischio di contagio. Noi abbiamo da tempo capito che ogni medaglia ha due facce. Speriamo che ci arrivino anche gli altri».

«Un’ultima considerazione riguardo ai provvedimenti del Governo - conclude Caccamo -. Siamo in emergenza. D’accordo. Nella emergenza non c’è spazio per dibattiti infiniti perché bisogna decidere. D’accordo anche su questo. Ma da qui ad arrivare a rendere impossibili persino i contributi costruttivi, ce ne passa. Possibile che nel nostro paese i lavoratori, per far comprendere la loro situazione, debbano chiamare il Gabibbo? Dove sono i nostri rappresentanti? Sembra quasi che si voglia stroncare la vita economica e commerciale senza appello».

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