La morte di Rosina, indagini chiuse. Il Pm: «Arianna organizzò il delitto»

Martedì 27 Luglio 2021 di Benedetta Lombo
Rosina Carsetti

MACERATA Omicidio di Rosina Carsetti, la procura chiude le indagini. La difesa: «Entro settembre valuteremo se sottoporre Enrico Orazi a interrogatorio». Dopo l’estate, dunque i familiari della 78enne uccisa il pomeriggio della vigilia di Natale dello scorso anno nella villetta di via Pertini 31, potranno fornire la loro nuova versione dei fatti al pubblico ministero Vincenzo Carusi. I parenti di Rosina hanno infatti tempo fino al prossimo 15 settembre per decidere cosa dire dal momento che, dalla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari (avvenuta ieri) hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie o chiedere di essere interrogati (dal calcolo della scadenza deve essere espunto il mese di agosto in cui opera la sospensione dei termini processuali, ndr). 
In questo arco temporale i legali degli indagati, gli avvocati Andrea Netti e Valentina Romagnoli, potranno prendere visione degli atti d’indagine e i familiari di Rosina potranno quindi elaborare la nuova strategia difensiva dopo che a febbraio scorso è caduta la versione tanto caldamente sostenuta, quella del ladro entrato in casa vestito di nero e con i calzari che aveva aggredito e ucciso l’anziana in un tentativo di rapina, e che è costata a tutti e tre, al marito Enrico Orazi, alla figlia Arianna e al nipote Enea Simonetti, l’accusa di simulazione di reato. La storia del ladro, con nuovi particolari che emergevano col passare dei giorni, dichiarazioni fatte in Tv e altro, era andata avanti per circa un mese e mezzo per poi cadere rovinosamente a febbraio quando in occasione dell’applicazione dell’ordinanza che aveva fatto finire in carcere figlia e nipote della vittima erano emerse le intercettazioni in cui si sentivano i familiari di Rosina parlare di “errori” commessi e delle versioni da dare. 
«A questo punto – ha dichiarato ieri l’avvocato Netti – possiamo finalmente chiudere il perimetro ed accedere a tutti i documenti e file audio. Da qui a settembre, termine entro il quale è possibile chiedere l’interrogatorio, decideremo se sottoporre a questo Enrico Orazi. Il quadro indiziario è articolato e da quanto finora emerso non ci sembra che ci siano prove di una partecipazione attiva del giovane». La pensa diversamente la Procura. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, infatti, il sostituto procuratore Carusi contesta a tutti e tre i familiari il reato di omicidio pluriaggravato. Arianna e il figlio Enea «avevano iniziato a pianificare la morte della loro congiunta almeno dal 16 dicembre 2020», scrive il pm che ritiene Arianna colei che ha «organizzato e diretto la cooperazione nel delitto degli altri due e comunque di Enea Simonetti». Come appurato dal medico legale Roberto Scendoni Rosina è morta per «strozzamento, soffocamento e schiacciamento del torace che provocavano un’asfissia acuta da compressione delle vie aeree del collo, della bocca e del mantice toracico e il conseguente decesso». A figlia, nipote e marito di Rosina vengono contestati anche i reati di simulazione di reato (per sostenere la tesi del ladro avevano messo a soqquadro la mansarda, staccato i cavi da due aspirapolveri, messo in bocca ad Arianna e al padre due calzini di lei ed Enea aveva preso a schiaffi il nonno per far vedere ai militari i segni dell’aggressione subita dal fantomatico ladro), rapina (si sarebbero impossessati del denaro della vittima) e maltrattamenti in famiglia (con ingiurie, minacce, percosse e aggressioni fisiche, atti di dispetto, danneggiamenti volontari del mobilio domestico e soprusi avrebbero costretto la 78enne a una coabitazione umiliante e penosa). Solo ad Arianna Orazi vengono contestati la violenza privata (aveva tolto alla mamma il cellulare che le era stato regalato da un’amica) e l’induzione a non rendere dichiarazioni (nei confronti del figlio Enea). A lei e al figlio Enea vengono contestati l’estorsione (avrebbero costretto l’anziana a cedere al nipote la propria quota della villetta ricattandola con la promessa che se avesse firmato dal notaio le sarebbe stata restituita l’auto di cui le erano state tolte le chiavi) e il furto aggravato (dei guanti di Enea rubati il 7 gennaio scorso all’interno della caserma).

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