La mamma di Pamela a Oseghale: «Tu non avrai mai il mio perdono»

La mamma di Pamela a Oseghale: «Tu non avrai mai il mio perdono»
La mamma di Pamela a Oseghale: «Tu non avrai mai il mio perdono»
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Sabato 13 Maggio 2023, 05:40 - Ultimo aggiornamento: 11:45

MACERATA «Adesso parlo io. È disumano e terrificante tutto quello che tu e i tuoi amici avete fatto a mia figlia. È disumano il fatto che tu ancora non sia veramente pentito». Inizia così la lunga lettera «al carnefice di mia figlia» con cui Alessandra Verni, mamma di Pamela Mastropietro, risponde a Innocent Oseghale, in carcere con l’accusa di aver stuprato, ucciso e fatto a pezzi la 18enne romana il 30 gennaio di cinque anni fa. 

 

Il nigeriano mercoledì scorso aveva a sua volta preso carta e penna per dichiarare la sua innocenza: «Non l’ho uccisa, sono vittima di pregiudizi perché nero». E Verni risponde punto su punto. «Parli di pregiudizi legati alla tua condizione di immigrato che ha vissuto sulla propria pelle il viaggio in mare dalla Libia, sostieni di aver subito violenze di ogni genere insieme ad altre persone sequestrate dagli scafisti, aggiungi che mai e poi mai avresti violentato e ucciso Pamela. Basta. Basta nasconderti dietro a questa scusa, che stai facendo fare brutta figura anche a tutte quelle persone che sbarcano ogni giorno sulle coste della mia amata nazione. A te e ai tuoi amici vi abbiamo accolto, abbiamo offerto cure, integrazione. E voi come avete ricambiato il favore? Rifiutando il lavoro perché preferivate delinquere? Approfittando della carità che il mio Paese vi ha dato? Violentando e massacrando con tanta cattiveria e precisione una ragazza di 18 anni? Ti ricordo - scrive ancora la mamma di Pamela rivolgendosi direttamente a Oseghale - che tu avevi anche il permesso di soggiorno scaduto e chi doveva controllare che te ne tornassi al Paese tuo non lo ha fatto, quindi non parlare di razzismo con noi. Parli di fede, del cammino cristiano che hai intrapreso. Non immagini neanche cosa sia la fede. In passato sei stato aiutato anche da persone del clero, in tutte le udienze ti ho visto con un rosario al collo. Anche Pamela ne portava uno al polso, ricordi? In una foto, quel polso con il rosario ha un profondo squarcio. Perché? Cosa dovevate nascondere? E la catenina con la Madonnina miracolosa che mia figlia indossava, quella dovresti ricordarla visto che le hai fatto sparire anche il collo insieme ad altre parti del corpo. Perché, Oseghale, perché? Per tutto quello che hai fatto a Pamela, la mia Pamela, escludo che tu pregassi Dio. Non immagini le lacrime versate, il dolore forte al cuore come fossero tante pugnalate. Che puoi saperne, tu, della voglia di riabbracciare quel corpo che tu hai stuprato, ucciso, scuoiato, fatto a pezzi? Perché tutto questo? Perché? Per tutto quello che hai fatto a Pamela, io non ti credo. Oggi in carcere lavori, hai fatto un corso di alfabetizzazione, fai molta attività fisica, scrivi, ascolti musica, guardi la Tv. Ho sempre immaginato come te la potevi passare in carcere, leggendoti mi sembra bene. Mi auguro, tuttavia, che tu lavori tanto come scrivi, visto che hai dei risarcimenti da pagare. E ricordati, l’ergastolo è sempre poco per quello che hai fatto a Pamela. Scrivi, ancora, che le ricostruzioni del processo non hanno tenuto conto delle tante prove a tua discolpa. Di quali prove parli? Hai due avvocati, sette consulenti e alle udienze ti sono state date delle interpreti. Mi sembra che qui chi sta pagando e si farà veramente l’ergastolo sono io».

«Come a voler infierire - prosegue la mamma di Pamela nella lettera - scrivi di condividere con me lo stesso dolore.

Non ti permettere. Il mio dolore lo hai causato tu. Io ho ancora la speranza di riabbracciare in paradiso mia figlia. Hai dimenticato, forse, che sul corpo di Pamela, oltre al tuo e del tassista argentino, sono stati trovati altri due dna: di chi sono? Parla, Oseghale. Sto male nell’immaginare tutto quello che ha passato mia figlia. Quello che tu hai fatto supera ogni livello umano di sopportazione e di dolore. Io non ti perdono. Tu continui a negare l’evidenza. Se fossi veramente pentito, faresti i nomi dei tuoi complici (compreso chi vi ha aperto la porta di casa), spiegheresti come mai Pamela è morta per le due coltellate che le avete dato. Rispondi alle mie domande, adesso devi farlo».

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