Omicidio Azka, depositate le motivazioni della sentenza per la condanna bis all’ergastolo del padre: «Movente fortissimo»

Omicidio Azka, depositate le motivazioni della sentenza per la condanna bis all ergastolo del padre: «Movente fortissimo»
Omicidio Azka, depositate le motivazioni della sentenza per la condanna bis all’ergastolo del padre: «Movente fortissimo»
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Mercoledì 26 Maggio 2021, 09:15

MACERATA  - «Riaz aveva un movente fortissimo per cagionare la morte della figlia: evitare che Azka potesse deporre in sede di incidente probatorio, rendendo dichiarazioni accusatorie nei suoi confronti e punire la figlia per averlo “deluso”».

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Lo scrivono i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Ancona nelle motivazioni, depositate di recente, del giudizio di secondo grado a carico di Muhammad Riaz, il muratore pakistano 47enne accusato di aver provocato volontariamente la morte della figlia 19enne Azka il 24 febbraio 2018 perché, dopo averla presa a pugni mentre erano in auto e averle provocato la frattura della mandibola l’aveva adagiata in strada sotto la pioggia battente a Trodica di Morrovalle dove poi era stata investita da un’auto guidata da un croato che proprio a causa del maltempo e del buio (erano le 19.30) non riuscì a evitarla.

In precedenza Azka aveva accusato il padre di averla picchiata e violentata e di aver picchiato anche i fratelli e la sorella minore, quattro giorni dopo la sua morte avrebbe dovuto confermare le accuse in Tribunale. In secondo grado, il 10 febbraio scorso, i giudici dorici confermarono la sentenza dei colleghi maceratesi: ergastolo con 18 mesi di isolamento diurno per i reati di omicidio aggravato, violenza sessuale continuata e maltrattamenti in famiglia.


Per la difesa, sostenuta dall’avvocato Francesco Giorgio Laganà, Azka era in piedi prima di essere investita, per l’accusa e per i giudici di primo e secondo grado la ricostruzione sarebbe diversa: l’auto che aveva investito Azka non aveva riportato i tipici segni di investimento pedonale “ma limitatissimi danni alla parte inferiore del paraurti”. Anche i giudici della Corte d’Assise d’Appello hanno ritenuto che il corpo della 19enne fosse stato sormontato dall’auto e non, come sostenuto dalla difesa, urtato mentre era in posizione eretta, spinto in avanti e infine arrotato. Non c’erano infatti danni al cofano, al parabrezza o al tetto del veicolo. La coppia che aveva investito Azka aveva riferito di aver visto la ragazza a terra “aveva i pugni chiusi e le braccia appoggiate al petto”, il padre invece, che era lì “non aveva chiesto aiuto, manifestato disperazione per la figlia o pianto, si era avvicinato alla ragazza e aveva iniziato a trascinarne il corpo, tanto che una signora presente gli gridava di non toccare il corpo”. Si era poi acceso una sigaretta. Anche all’arrivo della Stradale il padre di Azka era apparso “apatico, molto distaccato, non aveva dato cenno di dispiacere”.

Un comportamento che per i giudici «conferma l’estrema freddezza e lucidità dell’imputato che, con il corpo della figlia davanti a sé, pensa a come sistemare a suo favore la scena del fatto e addirittura afferma di aver visto la figlia attraversare a strada».


«Riaz – continuano i giudici - aveva un forte movente per volere la morte della figlia e l’urgente “necessità” che la figlia morisse prima dell’esame testimoniale della ragazza». Azka non si era mai ribellata, aveva una “dipendenza affettiva” verso il padre e ne era succube. Poi però qualcosa era cambiato: «Azka – concludono i giudici – si è ribellata e non è più controllabile: va uccisa e il Riaz lo fa agendo in maniera lucida e determinata».


«È una sentenza – ha commentato l’avvocato Laganà – che ripercorre la decisione di primo grado in maniera pedissequa, senza valutare i fatti come sono emersi. La rispettiamo ma la riteniamo meritevole di censure. Siamo già al lavoro per preparare il ricorso in Cassazione ove riteniamo che ci siano vizi nella motivazione perché carente e illogicità. Riteniamo che possano essere portati dinanzi alla Corte suprema che ha competenza nella valutazione, siamo fiduciosi nel fatto che la sentenza verrà cassata e finalmente si avrà giustizia». Moglie e figli sono parte civile con gli avvocati Maurizio Nardozza e Paolo Carnevali.

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