Macerata, Traini, motivazioni della sentenza
«C'è il rischio ​che spari nuovamente»

Lunedì 24 Dicembre 2018
Luca Traini

MACERATA - Un pentimento tardivo e poco convincente quello di Luca Traini che non avrebbe accompagnato alle parole aperture di alcun genere nei confronti delle numerose vittime e dei loro familiari. Per i giudici della Corte d’Assise di Macerata la matrice di odio razziale alla base della strage è chiara perché nonostante il 29enne tolentinate abbia più volte sottolineato di avercela solo con gli spacciatori “che a Macerata sono neri”, «gli spacciatori non hanno colore né nazionalità predeterminate», osservano i magistrati. 
Non solo. «I dieci mesi trascorsi in carcere non sembrano avere «minimamente intaccato questo allarmante atteggiamento di superficiale valutazione, o di non piena comprensione, dei fatti compiuti. Detta circostanza porta a ritenere Traini socialmente pericoloso e, quindi, di valutare come attualmente assai elevato il rischio di recidiva». Sono i passaggi salienti delle motivazioni, pubblicate di recente dai giudici della Corte, della sentenza con cui il 3 ottobre scorso hanno condannato lo stragista a 12 anni di reclusione.
 

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