Le imprenditrici ai tempi del Covid e una triste realtà: quasi una su due riduce l’attività

Mercoledì 10 Marzo 2021 di Veronica Bucci
Federica Carosi, coordinatrice del comitato Impresa Donna Cna

MACERATA  - Forti e reattive dinanzi alla devastazione sociale ed economica del Covid, ma anche preoccupate di dover ridimensionare la loro attività: è il quadro delle donne artigiane di Cna che emerge dall’analisi del centro studi dell’associazione. Le imprenditrici si sono date appuntamento sul web per analizzare i dati emersi dall’indagine dell’associazione sull’imprenditoria femminile. Federica Carosi, coordinatrice del comitato Impresa Donna Cna Macerata, ha introdotto i primi risultati dello studio.

 


«Più di una imprenditrice o lavoratrice autonoma su due non si è fatta travolgere, nemmeno psicologicamente, dall’annus horribilis 2020. Addirittura quasi il 40% di questa platea in rosa l’anno scorso ha riorganizzato la propria attività, o ha continuato a lavorare registrando a fine anno risultati economici positivi. Viceversa, il 47% circa assicura che, se l’emergenza non sarà superata in breve tempo, potrebbe ridimensionare fortemente la propria attività (39,1%) o addirittura chiudere i battenti (8,3%)». 


Giovanni Dini, direttore del Centro studi Cna Marche, ha descritto le dinamiche regionali dell’imprenditoria in generale, sottolineando come le Marche stanno perdendo imprese dal 2017: «L’apice del disastro economico portato dalla pandemia c’è stato nel secondo trimestre del 2020 quando i ricavi medi per una impresa sono scesi da 30.700 euro a 19.400». 


In questo quadro le donne sono più colpite dei maschi, «non solo – sottolinea Dini - nel campo delle imprese ma anche degli occupati». Sul primo versante, il direttore del centro studi rileva che «la nostra regione negli ultimi 16 anni ha perso ben il 4,3% delle imprese femminili mentre nelle altre regioni, simili per struttura produttiva, sono in aumento: più 3% in Veneto, + 1% in Toscana, + 0,2% in Emilia Romagna, con una media nazionale di + 2,3%». 
Dini dettaglia questa voragine a livello provinciale: «Macerata, in proporzione, è la peggiore con 123 imprese rosa in meno; -170 per Ancona, -66 Pesaro e -14 Fermo». Ma fornisce un dato in controtendenza. «Tra le imprese più recenti, quelle femminili sono più presenti rispetto a quelle più anziane. C’è un dinamismo maggiore nelle imprese femminili rispetto a quelle maschili». Tuttavia, «le imprese femminili sono soprattutto nei settori moda e calzaturiero che soffrono di più la congiuntura economica sfavorevole».

 

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