Part-time all'Agenzia delle Entrate mentre in Kenya gestivano un hotel: a processo due ex dipendenti. La difesa: «Facevano volontariato»

Part-time all'Agenzia delle Entrate mentre in Kenya gestivano un hotel: a processo due ex dipendenti. La difesa: «Facevano volontariato»
Part-time all'Agenzia delle Entrate mentre in Kenya gestivano un hotel: a processo due ex dipendenti. La difesa: «Facevano volontariato»
di Benedetta Lombo
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Sabato 1 Ottobre 2022, 04:40 - Ultimo aggiornamento: 07:02

MACERATA -  Ex dipendenti dell’Agenzia delle Entrate accusati di falso ideologico: avrebbero chiesto il part-time verticale dichiarando che in quei periodi non avrebbero svolto alcuna attività lavorativa invece, per l’accusa, erano in Kenya a gestire una struttura alberghiera. Loro negano: «Eravamo a Watamu per fare volontariato».

 

Si è aperto giovedì scorso davanti al giudice del Tribunale di Macerata Federico Simonelli e al pubblico ministero Francesca D’Arienzo il processo a carico di una coppia di coniugi 63enni,  accusati di falsità ideologica. Secondo la ricostruzione accusatoria (il fascicolo è del procuratore facente funzioni Claudio Rastrelli) entrambi, all’epoca dipendenti dell’Agenzia delle Entrate di Macerata, in vari periodi avrebbero presentato alla Direzione provinciale di Macerata delle domande di part-time verticale. Lei si sarebbe assentata dal lavoro dal 13 gennaio all’8 febbraio 2014, dal 12 gennaio all’8 febbraio del 2015 e poi dal 25 gennaio al 20 marzo del 2016, dal 25 gennaio al 21 marzo del 2017 e infine dal 7 agosto all’8 settembre sempre del 2017.

Per la Procura però in quei periodi la donna avrebbe lavorato occupandosi dell’accoglienza della clientela e della gestione di una struttura alberghiera denominata Winny House Watamu di proprietà del marito. Quest’ultimo è accusato anche lui di falsità ideologica perché anche lui si sarebbe assentato dal lavoro più o meno negli stessi periodi (dal 13 gennaio al 9 febbraio 2014, dal 12 gennaio all’8 febbraio del 2015 e poi dal 25 gennaio al 20 marzo del 2016, dal 25 gennaio al 21 marzo del 2017) per gestire la Winny House Watamu. La donna è accusata anche di truffa perché nel 2016, al termine di un periodo di aspettativa per motivi personali, avrebbe presentato una certificazione medica firmata da un medico di Watamu per 21 giorni di malattia, ma era rientrata in Italia quattro giorni prima dello scadere dei 21 giorni.

La vicenda era venuta alla luce nel 2019 a seguito di un esposto anonimo arrivato all’Agenzia delle Entrate in cui si segnalavano diversi comportamenti anomali di vari dipendenti tra cui anche la coppia. Nei confronti dei coniugi, parallelamente, fu inviata una segnalazione alla Procura e fu aperto un procedimento disciplinare, il primo è sfociato nel procedimento penale aperto giovedì scorso, il secondo in un licenziamento scattato dal 20 giugno del 2019. Il licenziamento è stato impugnato davanti al giudice del lavoro e il prossimo dicembre la causa verrà discussa mentre il procedimento penale è stato rinviato al 28 settembre 2023. Il difensore degli imputati contesta le accuse: «Quella che per la Procura è una struttura alberghiera – ha evidenziato l’avvocato Paolo Parisella – è in realtà un appartamento all’interno di un complesso edilizio di proprietà di privati, di cui l'uomo aveva la concessione e che affittava a terze persone. Ma quando i miei assistiti sono andati in Kenya lo hanno fatto per svolgere attività di volontariato per una onlus di cui erano soci, abbiamo montagne di documentazione che lo testimoniano, non per gestire alcuna attività».

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