Il Covid lo colpisce due volte ma don Carlos non molla: «Presto sarò di nuovo in corsia tra i malati»

Martedì 6 Aprile 2021 di Giulia Sancricca
Don Juan Carlos Munoz

MACERATA - «Sembrava un alieno che voleva impadronirsi di me. Provavo a cacciarlo, ma non voleva andarsene». Lo ricorda così il Covid, don Juan Carlos Munoz, il parroco di Santa Madre di Dio a Macerata che dallo scorso mese di ottobre assiste i malati di Covid tra l’ospedale del capoluogo e quello di Civitanova.

 


In un anno di pandemia il sacerdote ha contratto il virus per ben due volte, ma se la prima non se n’è nemmeno reso conto, la seconda è arrivata dopo il vaccino ed stata più dura da affrontare, ma gli è servita per avere la consapevolezza dell’aggressività della malattia. Lo ammette lui stesso, dopo dieci giorni trascorsi in ospedale: «Avevo sottovalutato l’aggressività di questo virus - confida -. Stare dalla parte dei pazienti ti fa capire quanto siamo fragili e vulnerabili».

Don Carlos racconta la sua esperienza da malato asintomatico prima a quello più problematico poi: «La prima volta credo di aver contratto il virus più o meno un anno fa - spiega - . Ebbi dei forti dolori alla schiena, tanto da pensare che fosse colpa del materasso; poi sono passati, ma non ho collegato questo problema al Covid. A maggio, prima di riaprire le chiese, per scrupolo ho fatto il test sierologico e gli anticorpi dimostravano che lo avessi avuto in precedenza, anche se in quel momento ero negativo.

Solo allora ho pensato che l’unica volta in cui non ero stato molto bene era stato tra marzo ed aprile».
All’epoca il sacerdote non era ancora impegnato nell’assistenza dei malati nei reparti Covid: «Un anno fa era impensabile che qualcuno diverso dai sanitari potesse entrare in quei reparti - dice - . Poi da ottobre mi hanno autorizzato per l’assistenza dei malati alla palazzina Malattie Infettive di Macerata e al Covid Hospital di Civitanova; successivamente ho cominciato anche in Medicina d’urgenza di Macerata e al pronto soccorso di Civitanova».

Anche per questo suo impegno il cappellano dell’ospedale si è sottoposto alla prima dose del vaccino Pfizer: «Lo feci in settimana e la domenica successiva cominciai a non stare bene - racconta - . Cominciò la febbre alta e subito pensai che fossero gli effetti collaterali della prima dose. Ho atteso fino al martedì successivo, ma i sintomi non miglioravano e ho eseguito il tampone. Ero positivo e ho cominciato le cure domiciliari a casa fino a quando non è cominciata la tosse e, visto il principio di polmonite, mi hanno ricoverato nel reparto di Chirurgia riconvertito per il Covid a Civitanova».

Non ha mai avuto bisogno dell’ossigeno don Carlos che da quei momenti in ospedale ha tratto molti insegnamenti: «È stato bello vedere la solidarietà della gente, anche tra i pazienti. Chi sta meglio cerca di aiutare i malati più gravi. Non dimenticherò mai l’aggressività del virus, nonostante io abbia parlato con persone che hanno avuto più problemi di me. È stata una sensazione impressionante. Ora sto bene - conclude - . Sono tornato a casa venerdì scorso e appena potrò tornerò in corsia, perché i malati hanno bisogno di sentire la vicinanza di chi li sostiene».
 

 

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