Macerata, il dirigente denuncia per mobbing i vertici dell'Agenzia delle Entrate

Giovedì 24 Ottobre 2019 di Luca Patrassi
Macerata, il dirigente denuncia per mobbing i vertici dell'Agenzia per le Entrate

MACERATA - Una denuncia penale per verificare eventuali ipotesi di calunnia, false dichiarazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria e falso ideologico per induzione all’errore e due segnalazioni interne per l’apertura di una inchiesta amministrativa. Giuseppe Scauda, napoletano di 57 anni e da poco meno di venti anni residente nel capoluogo maceratese, pochi giorni fa ha deciso di rompere di indugi e di andare all’attacco dei suoi vertici aziendali chiedendo al magistrato di indagare su quella che l’interessato ritiene essere un’azione di mobbing iniziata nel 2014. 

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La chiamano Agenzia delle Entrate, non a caso visto che le uscite sono poche ma accade anche quello che uno non si aspetterebbe mai da una pubblica amministrazione italiana. L’amministrazione finanziaria non eroga gli acconti della retribuzione di risultato per il 2014 (si parla di svariate migliaia di euro) a Giuseppe Scauda all’epoca direttore provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Macerata: un’iniziativa quasi unica nell’intero panorama nazionale dove pure l’Agenzia delle Entrate può contare su diverse centinaia di dirigenti e di funzionari. 
 
Scauda propone un paio di denunce ad Ancona ed a Roma segnalando l’abuso di cui dice di essere vittima. Il tutto nasce da un dirigente che segnala il presunto mancato raggiungimento degli obiettivi fissati. E qui c’è il primo miracolo burocratico. Nelle attese del pronunciamento del magistrato penale la stessa Agenzia delle Entrate dispone un controllo sull’attività svolta da Scauda a Macerata e ne emerge un giudizio positivo: l’indennità di risultato negata per obiettivi che non sarebbero stati raggiunti viene liquidata. Trattandosi di soldi, per stare alla filosofia del cantante vincitore di Sanremo, la storia pare finita. Purtroppo per Scauda non è così: arriva la famosa sentenza della Corte Costituzionale che annulla le nomine a dirigente fatte dall’amministrazione senza il tramite di un concorso pubblico e Scauda, pur essendo risultato idoneo a un concorso pubblico da dirigente delle Finanze ma comunque dirigente per via di incarico, torna alla qualifica di funzionario che attualmente occupa a Macerata come responsabile dell’ufficio legale. Nel frattempo si chiudono anche le indagini penali attivate dalle prime denunce di Scauda: archiviazione non ravvisandosi il dolo nel comportamento di chi “ha semplicemente dato un giudizio negativo, anche fosse stato non corretto, sull’operato di un sottoposto”. Ed è qui che la burocrazia offre il meglio: qualcuno chiede ed ottiene l’avvio di un procedimento disciplinare contro Scauda che, con la sua denuncia, avrebbe dato un’immagine distorta dell’Agenzia delle Entrate. Sanzione: cinque giorni di sospensione dal lavoro e dallo stipendio. 
La lettura
Siccome però non ci sono solo i soldi ma anche altre questioni a muovere le persone, Scauda si mette a leggere le dichiarazioni fatte da alcuni dirigenti dell’amministrazione finanziaria e trova elementi di accusa che reputa fasulli ad iniziare dai dati utilizzati per motivare il presunto mancato raggiungimento degli obiettivi della direzione maceratese dell’Agenzia delle Entrate nel 2014. E siamo a pochi giorni fa: denuncia e richiesta di inchiesta amministrativa. C’è un’altra cosa che Scauda trova assurda in questo trionfo del bizantinismo: «Hanno negato la retribuzione di risultato a me che ero il direttore provinciale per il mancato raggiungimento degli obiettivi a Macerata ma l’hanno data per lo stesso periodo ai tre miei funzionari sottoposti”. In una storia kafkiana che ha il merito di far capire come “funziona” la burocrazia pubblica, questo particolare appare però il più lineare di tutti.

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