Dipendente infedele dell’Ufficio Anagrafe, scatta la sospensione per sei mesi. La decisione del Gip

Mercoledì 22 Settembre 2021 di Benedetta Lombo
Una delle immagini immortalate dalle telecamere nascoste

MACERATA - Dipendente infedele sospesa per sei mesi. Lo ha deciso ieri il Gip Giovanni Maria Manzoni che dopo l’interrogatorio di venerdì scorso ha sciolto la riserva e disposto la misura interdittiva, per la durata di sei mesi, della sospensione dal pubblico ufficio ricoperto per il pericolo di reiterazione della condotta. Il legale della donna: «Un provvedimento eccessivo e non necessario». 

 


La vicenda è quella della 59enne civitanovese dipendente dell’Ufficio Anagrafe del Comune di Macerata accusata di una serie di truffe commesse ai danni dei cittadini che dovevano rinnovare la carta di identità e ai quali avrebbe chiesto tra i 3 e i 5 euro in più rispetto al dovuto. Gli illeciti vennero alla luce dopo che una utente aveva pubblicato su Facebook un post in cui lamentava di aver subito una truffa, il post fu letto dall’assessore Paolo Renna che segnalò il fatto al comandante della polizia municipale Danilo Doria. Scattarono le indagini coordinate dal pm Enrico Riccioni, gli agenti posizionarono delle telecamere e quattro poliziotti si finsero utenti e anche a loro fu richiesta la somma maggiorata. Il 10 settembre scorso scattò la perquisizione nell’ufficio comunale, gli agenti trovarono delle agende in cui, per l’accusa, la dipendente avrebbe segnato di volta in volta gli “extra” ottenuti illecitamente. Per gli inquirenti dal 2016 la donna si sarebbe appropriata di circa 47.000 euro, somma per la quale è stato disposto il sequestro preventivo. 
Venerdì scorso la donna, difesa dall’avvocato Lorenzo Gnocchini del foro di Ancona, si era presentata dinanzi al Gip per l’interrogatorio. In quella circostanza la 59enne si era scusata, aveva parlato di episodi occasionali (ridimensionando di molto rispetto a quanto le viene contestato, ndr) per i quali si era detta pronta a risarcire. Il Gip nelle scorse ore ha sciolto la riserva disponendo la sospensione dal lavoro per sei mesi. La 59enne che dall’11 settembre scorso si era messa in ferie e ora è in malattia «è fortemente provata dal punto di vista psicologico e fisico – ha dichiarato il legale Gnocchini –. Mi sembra un provvedimento eccessivo dal momento che la signora aveva già manifestato la chiara volontà di essere assegnata ad altre mansioni per evitare contatti con il pubblico e maneggio di denaro e preannunciato la domanda di prepensionamento, per cui non vedo quale possa essere il pericolo di reiterazione della condotta», una condotta ritenuta dagli inquirenti sistematica, quasi maniacale. 
«Il Comune – ha concluso il legale difensore dell’indagata – ha tutti i poteri per sospenderla disciplinarmente, non capisco perché debba farlo l’autorità giudiziaria, ce lo spiegherà il Tribunale in sede di impugnazione». Per lunedì intanto è fissata l’udienza al Tribunale del Riesame contro il sequestro preventivo delle somme.

 

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