Esplode la rabbia dei lavoratori dello spettacolo: «Il Covid c'è ma ci siamo anche noi pur senza tutele»

Mercoledì 24 Febbraio 2021 di Mauro Giustozzi
Esplode la rabbia dei lavoratori dello spettacolo: «Il Covid c'è ma ci siamo anche noi pur senza tutele»

MACERATA  - Ristori e ammortizzatori sociali più efficaci, riapertura graduale ed in sicurezza dei luoghi della cultura, salvaguardia di produzione e occupazione per non disperdere talenti e professionalità, politiche attive per la ripartenza del settore e riforma della legge dello spettacolo con l’applicazione dei contratti nazionali di lavoro. 

 


In piazza Mazzini, a pochi metri dall’arena Sferisterio, tra i luoghi simbolo marchigiani della cultura, con lo slogan “Torniamo a fare spettacolo” si sono ritrovati, rispettando tutte le norme di sicurezza, un centinaio di operatori dello spettacolo marchigiani, artisti di teatro, di strada, musicisti, circensi, manodopera che lavora dietro le quinte per manifestare il loro disagio e la voglia di ricominciare ad un anno dalla chiusura dei luoghi della cultura, assieme ai rappresentanti dei sindacati confederali di categoria Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil. Pochi i volti noti, tra questi quello del patron di Musicultura, Ezio Nannipieri, e l’attore Piero Massimo Macchini. Moltissimi invece attori e lavoratori che vivono di spettacolo e che da un anno sono praticamente fermi. Se ne contano circa 600 nella nostra regione.

«Siamo qui perché è importante oggi dare un segnale di coesione di questo mondo – ha sottolineato Macchini -, che vuol farsi sentire: le ragioni di questa iniziativa sono quelle di porre l’attenzione pubblica ed istituzionale sugli effetti concreti che la pandemia e le conseguenti chiusure hanno prodotto sui territori, tra la popolazione, sull’occupazione e sulle condizioni materiali delle lavoratrici e lavoratori. Chiediamo che vangano aperti teatri e piazze quando lo si potrà fare in sicurezza, perché la pandemia esiste e bisogna farci i conti. Ciò che è cambiato è che abbiamo scoperto che esiste un mondo di lavoratori dello spettacolo che deve essere riconosciuto e regolarizzato. Chi lavora nello spettacolo deve essere contrattualizzato e non navigare in un mondo di incertezze e senza avere sicurezze economiche». 


Una manifestazione ricca di colore, musica, striscioni che denunciano l’abbandono in cui è stata lasciato questo settore per un anno. «C’è un silenzio terrificante su questo settore –ha ribadito Alessandro Gay, segretario generale della Fistel Cisl -. La scelta di Macerata e dello Sferisterio non è stata casuale. Vogliamo che siano erogati ristori per chi lavora, politiche per la ripartenza. Il governo deve valutare l’ipotesi di far riaprire i teatri perché altrimenti morirà questo settore. La Regione, con l’assessore Latini, si è mostrata disponibile a venirci incontro cercando soluzioni, una delle quali è il progetto di “Cura dei teatri marchigiani”, attivando tutti i circa 100 teatri sparsi in ogni angolo della regione per dare una prospettiva di ripartenza del settore». Che vede anche molte maestranze e tecnici soffrire da un anno senza stipendio e con pochissime tutele che sono arrivate in questo periodo di Covid.

«Sui ristori che possono arrivare dalla Regione Marche siamo a buon punto dopo l’ultimo incontro avuto – spiega Fabrizio Brecciaroli della Uilcom Uil - in quanto nelle pieghe del bilancio sono riusciti ad individuare delle risorse da destinare ai lavoratori del settore. Inoltre è urgente realizzare una riforma della legge dello spettacolo e combattere forme diffuse di elusività contrattuale e di lavoro sommerso, attraverso l’applicazione dei contratti nazionali di lavoro». Dal canto suo Guido Pucci della Slc-Cgil ha ribadito come «la necessità più impellente è tornare a fare spettacoli perché bisogna riprendere, con tutti i protocolli possibili, riaprire i luoghi della cultura perché ad un anno dalla chiusura siamo in una situazione difficilissima, i lavoratori non riescono più ad andare avanti. Ci sono situazioni gravi a livello individuale ma anche del Paese che fa a meno della propria produzione culturale». Da segnalare infine l’intervento dell’esponente del Pd Giulio Silenzi a proposito dell’iniziativa nazionale “Facciamo luce sul teatro” che ha illuminato i luoghi della cultura. «Civitanova al contrario, i suoi 3 teatri pubblici li ha tenuti al buio -ha detto Silenzi -, coerentemente con lo stesso buio che domina l’attività culturale cittadina ormai da tempo: senza assessore alla cultura, senza presidente dell’Azienda Teatri, senza un direttore».

 

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