Il risarcimento del Comune al privato per l’esproprio è troppo alto, battaglia legale per riottenere i soldi

Martedì 16 Febbraio 2021 di Luca Patrassi
Il palazzo comunale di Macerata

MACERATA - Un quarto di secolo o quasi per arrivare a una sentenza di Appello in un contenzioso tra una cittadina maceratese da una parte e Comune con la Provincia dall’altra. E quando la sentenza diventa esecutiva, il Comune deve partire con altre azioni legali per rientrare in possesso dei soldi versati in più per effetto delle diverse sentenze registrate sul caso. 

 


La vicenda inizia nel secondo quinquennio degli anni Novanta. La Provincia, per realizzare una scuola, espropria un terreno di proprietà di una signora maceratese che contesta l’operazione e chiede il risarcimento dei danni alla Provincia che, ricevuta la citazione, chiede la chiamata in causa come terzo del Comune. La prima mossa del Comune è del 12 marzo del 1998 quando la giunta appunto delibera di resistere all’atto di citazione e di affidare l’incarico legale. Nel 2005, a seguito della rinuncia al mandato del primo avvocato nominato, si è conferito l’incarico ad un altro legale.

La sentenza di primo grado arriva il 16 dicembre del 2012: il Tribunale di Macerata condanna il Comune di Macerata in solido con la Provincia al pagamento della somma di 304mila euro oltre rivalutazione ed interessi alla ricorrente a titolo di risarcimento danni e a rifondere alla signora le spese di giudizio liquidate in 18mila euro. Comune e Provincia pagano. A fine gennaio del 2013 la giunta comunale delibera il ricorso in Appello affidandosi a un altro avvocato.

La sentenza di Appello arriva nel giugno del 2020: la Corte accoglie parzialmente l’appello principale e l’appello incidentale rispettivamente della Provincia e del Comune di Macerata ponendo a carico degli enti in solido le spese dei due gradi di giudizio nella misura di due terzi di quanto liquidato complessivamente, compensando il resto e rideterminando l’importo dovuto a titolo di risarcimento danni alla signora maceratese.
 
La signora deve restituire al Comune e alla Provincia l’importo di circa 97mila euro, ciascuno oltre agli interessi legali. Poche settimane fa l’avvocato del Comune ha segnalato all’ente che la sentenza è diventata definitiva evidenziando - alla luce del mancato pagamento delle somme dovute - l’opportunità di procedere con una revocatoria degli atti di disposizione posti in essere dalla signora a favore dei propri familiari. Qualche giorno fa la giunta comunale a guida Sandro Parcaroli ha deliberato di promuovere l’azione revocatoria.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA