Un’azienda su quattro teme di chiudere per la crisi Covid. L'appello di Ramadori: «Il governo aiuti le imprese»

Sabato 9 Gennaio 2021 di Mauro Giustozzi
Luciano direttore provinciale della Cna

MACERATA  - Due imprenditori su tre sono pessimisti che si possa uscire a breve dalla crisi generata dal covid 19, un’azienda su quattro teme di chiudere i battenti, anche se nel 2021 molti prevedono un recupero parziale del pil. La maggioranza degli artigiani ritiene fondamentale che il governo continui a sostenere il sistema produttivo con detassazione e iniezioni di liquidità.

LEGGI ANCHE:

Alla casa di riposo di Tolentino 65 anziani positivi al Covid 19 su 83 ospiti, in arrivo i medici militari

 

E’ questa la sintesi dell’indagine “Pensare ad un futuro senza Covid. Le aspettative delle imprese per il 2021”, promossa dalla Cna. La crisi economica innescata dalla pandemia Covid ha determinato perdite per l’economia italiana stimate dall’Istat in una diminuzione del pil dell’8,9%.


Dall’indagine fatta tra gli artigiani emerge che nell’anno appena iniziato la stragrande maggioranza degli imprenditori prevede un recupero del pil che risulterà però solo parziale mentre l’indebolimento generato dalla crisi potrebbe mettere a repentaglio la continuità di una impresa su quattro anche se è ampia la quota delle aziende che ritiene di potere recuperare le perdite già nel corso dell’anno. Infine quasi l’80% delle imprese ritiene fondamentale che il governo continui a sostenere il sistema produttivo. «Dall’indagine condotta dal Centro studi Cna –afferma il direttore provinciale dell’associazione, Luciano Ramadori- emerge innanzitutto la grande voglia di ripartire che tutto il settore produttivo italiano ha. Più di 7 imprenditori su 10 immaginano che le perdite registrate nel 2020 possano essere in piccola parte recuperate nel 2021.

Solo un imprenditore su 4 crede che l’Italia sia in grado di riconquistare rapidamente i livelli pre-Covid mentre qualcuno in più, il 27%, ha paura di non farcela e di cessare l’attività nei prossimi mesi. L’eterogeneità delle aspettative non è dovuta ad una ripartizione caratteriale tra ottimisti e pessimisti del campione intervistato, bensì ad una diversa valutazione della situazione che le imprese hanno all’orizzonte e che cambia evidentemente a seconda dei settori. Se il comparto edile, grazie al Superbonus 110% e alle altre agevolazioni previste per le costruzioni, è per il 47% orientato ad una aspettativa favorevole, i comparti dove la grande maggioranza delle imprese hanno subito danni economici gravissimi, come il turismo, il trasporto ed i servizi alla persona, hanno un più accentuato timore di chiusura (36% di media).

Due imprenditori su tre, in definitiva, non sono affatto convinti che se ne possa uscire fuori nel breve periodo». Tra le richieste che arrivano dalla base degli artigiani ci sono quelle di una prosecuzione della strada tracciata dal governo, adottando ancora la diversificazione delle zone a seconda della gravità della situazione sanitaria, che l’Italia proceda nel solco degli altri Paesi europei, al fine principale di mantenere invariata la posizione competitiva nazionale, infine, di evitare per quanto possibile nuovi confinamenti. Per allentare gli effetti della crisi quattro imprese su cinque (il 78,7%) ritiene che il governo debba garantire un adeguato sostegno alle imprese, dato che supera il 90% nei servizi per le persone e nel turismo. Le altre priorità sono gli investimenti in ricerca e istruzione nonché un massiccio piano di infrastrutturazione materiale e immateriale. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA