Chiesa di San Giovanni, chiusa con il sisma del 1997 riapre al culto dopo 25 anni

Chiesa di San Giovanni, chiusa con il sisma del 1997 riapre al culto dopo 25 anni
Chiesa di San Giovanni, chiusa con il sisma del 1997 riapre al culto dopo 25 anni
di Luca Patrassi
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Domenica 4 Dicembre 2022, 11:53

MACERATA -  Si riparte da San Giovanni, da quella chiesa nel cuore del centro cittadino e dei maceratesi. La riapertura a distanza di 25 anni dalla chiusura, è fissata per il prossimo 17 dicembre con un doppio evento civile inaugurale: alle 10.30 l’inaugurazione nella piazza adiacente e alle 17.30 la presentazione storico ed artistica all’interno della chiesa.

La messa di consacrazione sarà il giorno seguente, domenica 18 dicembre alle 16. Una festa a parte è in programma per le campane, la cui inaugurazione è in cartellone per il 7 dicembre, anche in questo caso festa evento in due tempi, alle 17 una conferenza nella biblioteca Mozzi Borgetti e alle 19 benedizione delle campane firmata dal vescovo Nazzareno Marconi. 

Ieri mattina il programma delle celebrazioni è stato presentato nel corso di una conferenza alla quale hanno partecipato il vescovo Nazzareno Marconi, il sindaco Sandro Parcaroli, il soprintendente dell’area Marche Sud Giovanni Issini e la presidente di Fondazione Carima Rosaria Del Balzo Ruiti. Si riparte 25 anni dopo quel terremoto che nel 1997 aveva chiuso le porte di San Giovanni e non faceva vedere una prospettiva. Nel 2016 il secondo colpo, ancora più pesante dal sisma che ha peggiorato la situazione statica della chiesa seicentesca. Una chiesa, quella di San Giovanni, che ha una storia particolare e porta la firma del marchigiano Rosato Rosati, nato a Montalto e morto a Roma, giurista di formazione, ma anche celebrato architetto che progettò chiese importanti a Roma con intuizioni geniali. La chiesa di San Giovanni fu la sua ultima opera e la realizzò con tutta la passione e la professionalità che lo contraddistinguevano, chiesa che fu terminata con i relativi arredi sacri pochi anni dopo la morte di Rosati che peraltro alla chiesa di San Giovanni aveva destinato tutti i suoi averi. 

Oggi Rosati è sepolto nel presbiterio, la Diocesi ha deciso di recente di rinnovare la lapide stante il bene ricevuto. San Giovanni era, al momento della sua realizzazione, la chiesa del collegio gesuitico che andava a rilevare una chiesa del 1200 e conteneva tutte le indicazioni dei Gesuiti. L’ubicazione era centrale perchè bisognava cercare Dio nel cuore dell’umano, quindi al centro, poi la pianta doveva essere a croce latina, la parola di Dio doveva essere per tutti, nei punti principali doveva esserci Ihs, l’abbreviazione del nome di Gesù, nelle opere dovevano essere presenti i santi principali dei Gesuiti. Dopo la relazione introduttiva del vescovo si sono svolti vari interventi. Il sindaco Sandro Parcaroli: «Il Comune è stato sempre vicino a questo progetto con i suoi tecnici, consapevole dell’importanza che questa chiesa ha, tutti i giorni ho seguito il cantiere quasi come un architetto, da curioso, 14 mesi di lavori in una chiesa fantastica, per due volte ci sono entrato. Una volta entrato mi sono trovato in una cosa immensa, bellissima, cupola fantastica». 

La presidente della Fondazione Carima Rosaria Ruiti Del Balzo: «Come Fondazione non potevamo non esserci, abbiamo ricordato l’altroieri quello che la Fondazione ha fatto in questi 30 anni per il territorio. Il restauro della chiesa di San Giovanni è un’eccellenza che ricorderemo come Fondazione per tanti anni, ricostruzione di una comunità cittadina che tornerà a vivere momenti importanti in un luogo straordinariamente bello».

Ci sono i ringraziamenti all’architetto Michele Schiavoni che ha diretto le complesse fasi del restauro. Il sovrintendente Giovanni Issini: «Quello di San Giovanni è un restauro storico, non sono qui come persona ma a rappresentare un gruppo, la Soprintendenza ha svolto un ruolo da protagonista per il compito istituzionale ma i veri protagonisti sono stati i progettisti, gli esecutori, la proprietà, la comunità maceratese. La chiesa di San Giovanni ha avuto un iter progettuale molto lungo, più della fase dedicata ai lavori: più si approfondisce nel dettaglio il restauro, più l’intervento è veloce e meno invasivo, c’è stato un confronto positivo per far vivere nel presente questo monumento mantenendo i valori storici ed artistici, sono state trovate soluzioni condivise ed equilibrate, frutto di una imponente ricerca storica in archivi pubblici e privati».

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