Agroalimentare in crisi per gli aumenti. Maccari della Pasta di Camerino: «Situazione drammatica»

Federico Maccari
Federico Maccari
di Giulia Sancricca
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Domenica 11 Settembre 2022, 06:20 - Ultimo aggiornamento: 10:07

MACERATA - Agosto 2021: la bolletta del gas per “La Pasta di Camerino” era a quota 4.066 euro. Un anno dopo è di 52.026 euro. La spesa è decuplicata. Sostenere l’onere degli aumenti attingendo alle casse aziendali - per chi ha la possibilità di farlo -, riversare tutto sui prezzi al pubblico o sospendere la produzione. È il bivio cui si trovano davanti tutte le aziende, ma in particolare quelle del settore agroalimentare che già prima della guerra in Ucraina erano state fiaccate dall’aumento dei prezzi del grano. «Una situazione drammatica» secondo Federico Maccari, vicepresidente di Confindustria Macerata e presidente della sezione agroalimentare. 
 

Proprio in questi giorni infatti decorre ormai un anno dall’avvio del momento più buio del dopoguerra in questo settore, cominciato con l’impennata del prezzo del grano duro raccolto nel 2021, per una sottoproduzione determinata da fattori climatici sfavorevoli in Canada e Stati Uniti e tali da influenzare pesantemente anche la quotazione del grano duro prodotto in Italia. Situazione proseguita con l’aumento del prezzo dei carburanti, che ha fatto impennare i costi di produzione degli imballaggi e quelli per la logistica e il trasporto, culminando poi adesso con gli insostenibili costi energetici. Un problema dietro l’altro per tutti coloro che sono coinvolti nella filiera del grano. Problemi che hanno portato a rincari esagerati che gli operatori del settore non sono riusciti a ribaltare sui prezzi al pubblico. Così c’è chi è stato costretto a farsi carico di oltre 50 per cento dell’aumento. «Noi - dice Maccari che è anche amministratore delegato della Pasta di Camerino - abbiamo trattenuto in azienda oltre il 60 per cento degli aumenti grazie alle risorse interne». Ma non è detto che tutte le realtà riescano a far fronte con le proprie forze a questo tipo di rincari. «Già prima molte realtà lavoravano in condizioni insufficienti a mantenere i redditi della famiglia e in questo caso purtroppo sono dovuti intervenire con i risparmi privati». Si tratta di un numero considerevole di famiglie che, soprattutto nell’entroterra, hanno dovuto far fronte prima ai danni del sisma e allo spopolamento dei paesi, poi alla pandemia. Fattori che hanno inciso fortemente nell’economia provinciale caratterizzata anche da famiglie il cui reddito d’acquisto è rimasto invariato, se non diminuito a seguito di cassa integrazione e licenziamenti dovuti proprio alle aziende in crisi. Una spirale da cui è difficile uscire. Maccari pone l’accento su un’altra questione: proprio quella del potere di acquisto rimasto invariato. «I produttori oggi sono costretti a farsi più di una domanda quando vanno ad aumentare i prezzi. C’è la consapevolezza di avere dall’altra parte la maggior parte di famiglie che non riuscirebbe a sostenere determinati aumenti». È chiaro infatti che se i produttori potessero riversare tutto sui prezzi dei prodotti sarebbe più facile. Ma non è sempre possibile. Anche perché il consumatore si trova a far fronte agli stessi rincari dell’imprenditore. Così il vicepresidente di Confindustria Macerata si appella alle istituzioni. «Se i costi dell’energia proseguono su questi valori e trend e quindi se non troviamo un intervento diretto e sostanzioso di riduzione dei costi da parte delle istituzioni nazionali o europee, il rischio è di compromettere uno dei settori più importanti e strategici per il nostro Paese, per il made in Italy, la nostra filiera agroalimentare, che tutto il mondo ci invidia».

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