La famiglia trovata morta in casa, il dramma della solitudine diventa terreno di scontro politico

Venerdì 10 Settembre 2021 di Benedetta Lombo
La polizia nella villetta della famiglia trovata morta

MACERATA - «Chi ha sulla propria coscienza la morte di Pamela Mastropietro è bene che taccia». Inizia così il duro attacco del capogruppo di Fratelli d’Italia al consiglio regionale, Carlo Ciccioli, alle dichiarazioni rese dai rappresentanti delle forze di opposizione che avevano criticato l’assessore ai Servizi sociali Francesca D’Alessandro.

Le morti di Eros e Alessandro Canullo e di Angela Maria Moretti (i cui corpi sono stati trovati nella casa di famiglia in Borgo Santa Croce dopo due mesi dai decessi) sono diventati oggetto di scontro politico, una raffica di accuse e controaccuse proseguite ieri con l’intervento di Ciccioli: «Chi ha sulla propria coscienza la morte di Pamela Mastropietro – ha dichiarato il capogruppo Fdi – è bene che taccia che non si arroghi alcun diritto di spiegare, con argomentazioni risibili, il dramma della solitudine verificatosi nella villetta a Borgo Santa Croce a Macerata. Come si dice in ambito giudiziario, parlo come persona informata sui fatti forte dei miei oltre 40 anni di attività professionale di medico psichiatra che mi consentono di contrastare in qualsiasi modo e forma, il parallelismo fra una tragedia avvenuta per cause naturali, anche se non ha certamente funzionato il settore dei Servizi sociali comunale, eredità del sindaco Carancini, e la morte cosiddetta “attiva” di Pamela Mastropietro, morte atroce figlia di tutti coloro che, girandosi dall’altra parte, non hanno adeguatamente contrastato lo spaccio di sostanze stupefacenti soprattutto di immigrati extracomunitari. Vergognatevi».

Per Ciccioli da un punto di vista medico «vi sono differenze abissali fra questi due episodi che hanno fatto balzare Macerata agli onori della cronaca nazionale. La mancanza di una politica nel campo della Sicurezza e dei Servizi sociali che, con il centrosinistra alla guida della città di Macerata, in pratica non è mai stata all’altezza del giro di droga che è presente in città. Contro, il dramma della solitudine di una famiglia provata dall’incidente del figlio e con l’inesorabile avanzamento del tempo, alla quale – questo sì, colpevolmente – non si è data la meritoria attenzione sa parte dei Servizi. Questo l’unico punto di contatto che vi è fra le due vicende, null’altro. Prego chiunque non abbia la mia stessa esperienza medico-professionale di astenersi da qualsiasi parallelismo e, finalmente, ci si faccia un sano e salutare esame di coscienza».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA