«Bollette alle stelle, così il volontariato finisce in ginocchio». L'allarme degli operatori

Venerdì 25 Febbraio 2022 di Lorenzo Cervigni
La sede della Croce Verde di Macerata

MACERATA - Il caro prezzi delle utenze e dei carburanti colpisce duramente anche il volontariato. La denuncia arriva unanime dalle associazioni del territorio, alle prese con i vertiginosi aumenti dei costi di gestione per le sedi e per i mezzi di trasporto. È un vero e proprio fuoco incrociato: da un lato l’aumento di bollette e carburante, dall’altro l’impossibilità di ammortizzare le perdite ritoccando il prezzo dei servizi offerti.

 

Non solo: la pressione arriva anche dalla diminuzione delle donazioni. Gli aumenti hanno toccato anche le famiglie e la beneficenza è in calo. Il risultato dell’equazione è un settore in forte crisi, che si appella alle istituzioni. Al momento, però, non si vedono aiuti all’orizzonte. 

La situazione 
Angelo Sciapichetti, presidente della Croce verde di Macerata, si sofferma proprio su questo punto: «C’è un assoluto bisogno di aiuto da parte di Regione e Governo – sostiene –. Non abbiamo notizie su questo fronte, e la stangata è dietro l’angolo. Il 2022 rischia di essere un annus horribilis. L’aumento dei costi e la diminuzione delle donazioni da parte dei nostri soci mettono sotto forte pressione i nostri bilanci sono. La crescita del prezzo dei carburanti è un problema che le istituzioni devono risolvere urgentemente: l’Asur dovrebbe pensare ad un adeguamento del contributo, visto che continuare ad offrire un servizio di assistenza alla persona in questo contesto economico diventa quasi impossibile. Abbiamo circa venti mezzi che percorrono migliaia di chilometri al mese e i costi sono esorbitanti. Il dramma delle famiglie è anche il nostro: si sta innescando un circolo vizioso, abbiamo bisogno di provvedimenti straordinari che possano aiutarci». Il duplice impatto della crisi – aumento dei costi e calo delle donazioni – è ancora più evidente per l’Anffas Macerata che, oltre alle spese per i trasporti è alle prese anche con il problema delle bollette alle stelle. «Abbiamo quasi quattromila metri quadrati di stabili tra alloggi ed ambulatori – dice Marco Scarponi, presidente dell’associazione –. Non è pensabile fare economia domestica, risparmiando su luce e riscaldamenti, in una struttura sanitaria del genere. In più facciamo quasi duecento chilometri al giorno sui nostri mezzi per il servizio di trasporto dei ragazzi. I costi sono cresciuti moltissimo e la riduzione delle donazioni ha avuto un impatto molto importante. Purtroppo la pandemia ci ha impedito di portare avanti le nostre campagne di sensibilizzazione e le nostre raccolte fondi, ma a fine marzo abbiamo intenzione di ripartire: in collaborazione con l’Università di Macerata parteciperemo attivamente alla Settimana dell’Inclusione. Speriamo in un aiuto delle istituzioni per voltare pagina: vorremmo delle agevolazioni nelle tasse comunali come la Tari. Sarebbe un primo segnale per voltare pagina». Più è ampio il servizio offerto, più difficile è sostenerne i costi: il caso della Croce Rossa di Porto Potenza è emblematico. Al 118, infatti, si aggiunge la gestione dei servizi sociali per i Comuni di Porto Recanati e Potenza Picena, oltre ai trasporti Covid, i trasporti tra ospedali e per le dimissioni, quelli per i pazienti dializzati e anche per i privati. Il rischio è che a pagare lo scotto per l’aumento delle spese siano proprio questi ultimi.

Le considerazioni
«Non abbiamo ancora ritoccato le nostre tariffe – precisa Matteo Carlocchia, presidente della Cri di Porto Potenza – e vorremmo evitarlo. Inoltre le convenzioni stipulate con i Comuni hanno un prezzo stabilito sulla base di un appalto e non può essere aumentato. In questo momento diventa molto difficile far quadrare i conti a fine mese. Abbiamo sedici mezzi, presto arriveremo a venti, e percorriamo circa duemila chilometri al giorno: è semplice intuire l’impatto che gli aumenti stanno avendo sulla nostra associazione. Per quello che riguarda le bollette, noi usufruiamo solamente dell’energia elettrica e, fortunatamente, la nostra sede è ospitata da locali di proprietà comunale. È il Comune di Potenza Picena che paga le utenze, ma il problema degli aumenti rimane: c’è bisogno di un intervento delle istituzioni».
 

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