Grano, farine e bollette: l’escalation dei costi colpisce pane e pasta. L'allarme dei produttori. Vecchi e nuovi prezzi: ecco gli aumenti

Grano, farine e bollette: l escalation dei costi colpisce pane e pasta. L'allarme dei produttori. Vecchi e nuovi prezzi: ecco gli aumenti
Grano, farine e bollette: l’escalation dei costi colpisce pane e pasta. L'allarme dei produttori. Vecchi e nuovi prezzi: ecco gli aumenti
di Mauro Giustozzi
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Sabato 12 Marzo 2022, 02:00 - Ultimo aggiornamento: 13 Marzo, 10:07

MACERATA - Grano duro che aumenta da agosto 2021 con un impennata in questi ultimi mesi, energia elettrica e gas che vedono un continuo crescere dei prezzi, le materie prime che di conseguenza risultano avere costi più elevati o in alcuni casi sono introvabili. Anche la filiera di pastifici e panifici maceratesi risente di una situazione così critica che vede lievitare i costi a fronte di ricavi che sono ridotti al lumicino o non ci sono proprio. Nonostante il prezzo del prodotto finale abbia già scontato un lieve aumento. 

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«Mai visto niente di simile nella storia della nostra attività - afferma Federico Maccari de La Pasta di Camerino -. Il grano duro aveva subito incrementi già lo scorso anno per effetto del calo della disponibilità mondiale, bilanciando completamente la domanda e l’offerta, inficiando quindi anche la quotazione del grano nazionale. Noi utilizziamo solo grano italiano e di filiera certificata ma la minor produzione statunitense e canadese ha portato ad un aumento di richiesta del prodotto italiano anche da parte di chi invece si riforniva normalmente sui mercati esteri. L’incremento subìto dall’aumento del grano non si è potuto ribaltarlo sul prezzo se non in minima parte. Poi l’escalation sul comparto energetico e sul confezionamento del prodotto ha peggiorato un bilancio economico già grave».

Aumenti vertiginosi di costi impossibili da trasferire al cliente finale, proprio perché sono incrementi rapidi ed elevati. «L’aumento dei prezzi che dovrebbe pagare la grande distribuzione, che riversa poi al cliente, per il nostro prodotto – prosegue Maccari - non sono pochi centesimi ma si arriva sino ad un euro per confezione. L’intera filiera è colpita per energia, costo carburanti, disponibilità di materie prime: è vero che noi utilizziamo grano italiano ma purtroppo quando accadono questi eventi, stando in un mondo globalizzato, anche il prodotto locale viene ricercato e aumenta di costo. L’obiettivo attuale è sopravvivere: l’imprenditore opera per cercare di gestire un pareggio economico che salvaguardi l’azienda ed i suoi dipendenti. Per il momento la produzione regge, i consumi non sono calati ma in futuro questo inevitabilmente accadrà, stimiamo tra il 5%-15%». 
Sulla produzione agricola di materie prime lancia l’allarme anche il presidente provinciale di Coldiretti, Francesco Fucili. «Dal punto di vista agricolo - sottolinea Fucili - il grano duro è molto prodotto nelle Marche, siamo al terzo posto in Italia, mercato che ha avuto sempre forti oscillazioni ma mai picchi così in alto, salvo che nel 2008 quando per un breve periodo ci fu un costo di 50 euro al quintale che è simile a quello che gira negli ultimi due mesi sul prodotto. Quest’anno il grano duro è iniziato ad aumentare come valore subito dopo la raccolta perché, con l’entrata in vigore della tracciabilità molti pastifici si sono approvvigionati a livello locale. A livello mondiale il calo delle produzioni, dimezzate, dai Paesi dove noi importiamo il grano duro ha comportato la ricerca del prodotto italiano che è passato dai 30 euro al quintale prima della trebbiatura ai 53 euro attuali. Dopo l’estate sono aumentati i costi energetici per l’agricoltura: chi coltiva grano duro sulla scorta dell’euforia del prezzo sostenuto si è trovato di fronte a costi di produzione molto aumentati, circa 400 euro in più ad ettaro. Ad aggravare questa situazione ecco la guerra, con fertilizzanti, concimi che non si trovano più col rischio che i campi messi a dimora non diano quella produzione prevista». 


Pure sul fronte dei panificatori lo scenario è piuttosto drammatico, con tante imprese che sono a rischio chiusura per l’insostenibilità dei costi. L’aumento del 20% del pane a inizio anno non basta. 
«Problemi di approvvigionamento di farine ad oggi non ce ne sono, le scorte sono assicurate fino a luglio - sottolinea Fulvio Dal Monte, presidente dei panificatori di Confartigianato Imprese -. Il dramma è quello che vivono i panificatori, in particolare quelli legati non alla vendita diretta ma a chi rifornisce la grande distribuzione e che ha pagamenti dilazionati che, alla luce degli attuali e futuri rincari di costi, soffre di più in quanto le bollette deve pagarle ora. I mugnai mandano comunicazione che oggi il prezzo della farina è questo, con riserva in settimana di aggiornarlo. Farina che ha una forbice di vendita tra i 55 e 60 centesimi al kg: come imprese bisogna ritoccare il prezzo al cliente finale per sopravvivere e arrivare a fine anno senza dover chiudere l’attività». 

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