La storia dell'ex calciatore Andrea Orsolini: «Ho mollato tutto e sono andato in Cina. Ecco la mia nuova vita, dall’amore alla laurea»

Giovedì 23 Giugno 2022 di Riccardo Antonelli
Andrea Orsolini con la compagna e la figlioletta

CORRIDONIA - Ci vogliono coraggio e determinazione per spostare il baricentro della propria vita a migliaia di chilometri da casa e immergersi in una cultura completamente differente per stile di vita e lingua. Andrea Orsolini, 37 anni di Corridonia, oggi vive a Guanghzou, città di 16 milioni di abitanti nel Sud della Cina e ha appena conseguito la laurea in Business Chinese.

 

Un traguardo per lui inimmaginabile fino a qualche anno fa, ma raggiunto grazie a caparbietà e al consiglio della sua compagna cinese Tingting, diventata poi sua moglie. 
La storia di Andrea con la Cina inizia nel 2012 con un’esperienza lavorativa, alla fine del 2014 prima di tornare in Italia conosce una ragazza cinese con cui appunto si sposa in Italia alla fine del 2015. Nel 2017 arriva un’altra opportunità di lavoro in Cina, ma le cose non vanno per ciò che ci si aspettava. Nel 2018 infatti Andrea comunica alla moglie la volontà di ritornare in Italia perché erano finite le speranze di portare avanti questo lavoro, ma lei si impone e come unica possibilità gli propone di iscriversi all’università e di studiare il cinese.

«Io le do subito della pazza soprattutto ripensando al mio trascorso scolastico, ero un pessimo studente – spiega Orsolini -. Comunque, spinto dalla voglia di rivalsa penso che sarebbe stata l’ultima carta da giocarmi. All’inizio è stato un mezzo trauma, ma oggi che ho conquistato la laurea ottenendo 2 borse di studio durante questi 4 anni sono molto orgoglioso e felice di questa scelta».

Orsolini, che in passato ha giocato a calcio nelle giovanili della Maceratese e poi anche in Promozione con il Pollenza, ora è di fatto bloccato in Cina a causa del Covid da quasi tre anni. Lì ha avuto anche una bambina, Bianca, nata nel 2021. «Non è stato facile il periodo del parto, negli ospedali c’erano misure ferree anche per chi come noi stava attendendo la nascita di un figlio – racconta il corridoniano -, con i miei genitori in Italia e quelli di mia moglie che non potevano starci vicino sono stati giorni molto palpitanti». Ancora oggi le restrizioni sono molto rigide, nonostante i casi siano pochissimi. «Le misure di monitoraggio sono sempre molto dure, infatti abbiamo un’App di tracciamento per vedere gli spostamenti che facciamo e verificare se di recente siamo stati in zone o città con recenti casi di Covid – afferma Orsolini -, mascherine sempre ovunque obbligatorie. Ad esempio un mese e mezzo fa per 6 casi di Covid in una città di 16 milioni di abitanti abbiamo dovuto effettuare per 2 settimane ogni giorno test acidi nucleici di massa».

In questa situazione ora Andrea Orsolini dovrà confrontarsi con il mondo del lavoro, dando seguito ai pesanti studi degli ultimi anni. «Ora che sono laureato sicuramente mi vedo qui in Cina negli anni a venire – ammette l’ex calciatore -. Il desiderio è quello di poter essere una risorsa per tutte quelle aziende, preferibilmente italiane, che sono pronte ad entrare nel Paese per cogliere nuove opportunità in un grande mercato come quello cinese, sicuramente pieno di insidie dovute alla lingua e ad una cultura decisamente diversa dalla nostra. Soprattutto in questa fase in cui non è neppure possibile spostarsi per un viaggio diretto di lavoro in quanto non sarebbe possibile ottenere il visto di ingresso».


«Questi anni di studio - conclude Andrea Orsolini - mi sono serviti anche per osservare più da vicino come in generale i ragazzi cinesi approcciano al mondo scolastico e devo dire che la differenza più netta è che la scelta della facoltà non cade su ciò per cui nutrono una passione, ma solo ed esclusivamente su ciò che il mercato del lavoro richiede. Io ho cercato di seguire il mio istinto, ma anche i consigli di mia moglie che ringrazio infinitamente. Anche i miei genitori e mia sorella mi hanno sempre incoraggiato dall’Italia, li ringrazio e spero di essermi fatto perdonare per qualche votaccio di troppo in passato».

 

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