Coronavirus, il grido di dolore delle squadre Usca: «Turni massacranti, c'è poco personale»

Coronavirus, il grido di dolore delle Usca: «Turni massacranti, c'è poco personale»
Coronavirus, il grido di dolore delle Usca: «Turni massacranti, c'è poco personale»
di Alessandra Bastarè
4 Minuti di Lettura
Giovedì 5 Novembre 2020, 10:49

MACERATA «La situazione è drammatica e stiamo pagando il prezzo della poca responsabilità e della stupidità di questi mesi».

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A dirlo, senza giri di parole e sicuramente con tante preoccupazioni e responsabilità – oltre che con la massima dedizione al proprio lavoro – è Bernardo Cannelli, uno dei medici coordinatori delle Usca di Macerata. Le Usca – una per ogni 50mila abitanti - sono le unità speciali di continuità assistenziale attive sul territorio marchigiano, come in altre regioni d’Italia, che da mesi sono in prima linea per combattere l’emergenza sanitaria Covid.

 

Il compito

Il loro principale compito è quello di assistere e monitorare la situazione dei malati di Covid-19 che si trovano in isolamento domiciliare e che non necessitano del ricovero ospedalieri. Una sorta di sentinelle sul territorio attive sette giorni su sette che sono formate da medici ma anche da laureati in medicina abilitati o comunque iscritto all’ordine di competenza; sono due gli operatori sanitari – due medici oppure un medico e un infermiere – che compongono una Unità. Nelle Marche, al momento, sono 28 gli equipaggi, distribuiti tra i 13 distretti sanitari ma, stando ai parametri della normativa che le regolamenta, ne mancano cinque all’appello. 

I turni

«Al momento abbiamo oltre ai turni fissi nelle principali città della Provincia si aggiungono anche quelli per coprire le necessità delle case di riposo dove sono presenti focolai da Covid-19: nel Maceratese parliamo di Villa Cozza e delle case di riposo di Mogliano e Loro Piceno – ha continuano il dottor Cannelli -. Il problema però è quello del personale che non c’è e chi invece è in prima linea si trova a dover sopportare turni massacranti».

I positivi

«Purtroppo stiamo pagando la poca responsabilità e la stupidità di questi mesi – ha tuonato il coordinatore delle Unità maceratesi -. C’è chi va in giro senza mascherina, chi fa assembramento come se nulla fosse e noi paghiamo un prezzo grandissimo. I positivi sono tanti e crescono ogni giorno; l’augurio è che la curva epidemiologica inizi a scendere ma la prospettiva non è delle migliori soprattutto se si continuano a registrare determinati comportamenti. Una speranza arriva dal fatto che negli ultimi periodi anche gli anziani positivi al Covid-19, che nella prima ondata hanno pagato un prezzo altissimo, ora sembrano guarire». Chi è sotto pressione non sono però solo le Usca ma anche i medici di famiglia - che collaborano in stretto contatto con le Unità speciali – anche loro sentinelle del territorio in un’emergenza che, consci di quanto avvenuto nella prima fase, necessita di un supporto totale proprio all’assistenza territoriale sanitaria. «Lavoriamo dalla mattina alla sera e non esistono più sabati o domeniche – ha aggiunto il dottor Cannelli -. È il nostro compito e mai ci tireremo indietro ma abbiamo bisogno di personale, di formazione e di disponibilità». «La situazione è davvero drammatica – ha concluso il coordinatore delle Usca della Provincia – e dobbiamo cercare di stare attenti utilizzando la mascherina, evitando assembramenti, rispettando il distanziamento sociale ed evitando tutto ciò che è evitabile perché un peggioramento metterebbe in pericolo tutto». L’assessore regionale alla sanità Filippo Saltamartini ha già annunciato che è necessario un potenziamento delle Usca e la Regione si sta muovendo per incrementare il numero del personale sanitario.

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