Disponibili 127 camere negli alberghi per i malati di Covid: «Ma ci sono troppi rischi»

Sabato 7 Novembre 2020 di Mauro Giustozzi
Macerata, disponibili 127 camere negli alberghi per i malati di Covid: «Ma ci sono troppi rischi»

MACERATA - Migliaia di persone in isolamento domiciliare, centinaia uscite dagli ospedali ma che prima di rientrare nel nucleo familiare devono trascorrere periodi di quarantena per evitare di contagiare amici, parenti o colleghi di lavoro.

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Ed ecco che il sistema alberghiero, o almeno una parte di esso, ha risposto presente alla chiamata del territorio in preda all’emergenza sanitaria legata alla pandemia da Covid-19 mettendo a disposizione diverse strutture della propria rete regionale.

 

La disponibilità

Nella provincia di Macerata due sono gli alberghi che hanno risposto. Strutture che complessivamente hanno messo a disposizione 127 camere. «Ci permettiamo di segnalare che abbiamo registrato la disponibilità anche di alcune strutture ricettive classificate 2 stelle e di alcuni villaggi turistici – afferma il direttore di Confcommercio Marche e segretario generale di Federalberghi Marche Massimiliano Polacco -. Un dato significativo che testimonia la capacità ricettiva di questo segmento che potrebbe ancora una volta giocare un ruolo significativo nella tenuta del sistema. Ancora una volta noi ci siamo. Abbiamo dato un contributo molto significativo dopo il sisma e se servirà lo daremo anche in questo momento così difficile. Siamo anche pronti, se dovessimo ricevere una nuova richiesta emergenziale da parte della Regione ad allargare la platea delle strutture ricettive». La Regione Marche ha firmato l’accordo quadro con il quale ha inteso regolamentare questa fase così delicata della pandemia ed in breve ha ricevuto un primo elenco di strutture disponibili ad accogliere persone grazie al lavoro e all’impegno di Confcommercio e Federalberghi Marche che ha coordinato il lavoro rapportandosi con le proprie strutture territoriali e sensibilizzando le proprie strutture associate. Già garantite 627 camere in 13 strutture così divise nel resto della Regione: 3 strutture e 155 camere nella provincia di Ancona, 3 strutture e 111 camere nella provincia di Fermo, 3 strutture e 98 camere nella provincia di Ascoli Piceno, 2 strutture e 136 camere nella provincia di Pesaro-Urbino. Non tutti però i titolari di strutture ricettive hanno deciso di aderire a questa iniziativa promossa dalla Regione Marche. 

I timori

In particolare per i timori legati alla sicurezza ed al rischio di contagi che possono poi portare alla chiusura degli alberghi, per il timore che in un futuro l’etichetta di albergo-covid resti appiccicata alla struttura e in parte anche per il ristoro economico che la Regione offre per l’occupazione dei posti in hotel. «I prezzi che ci sono stati offerti sono piuttosto bassi - riflette Massimo Milani dell’hotel San Crispino di Trodica - essendo previsti 30 euro per la camera singola più colazione, pranzo e cena altri 25 euro Iva compresa. Ci siamo parlati con altri colleghi ma non ho notato un grande riscontro a questa ipotesi di ospitare pazienti usciti dal Covid o in quarantena. Per l’aspetto umano sarei il primo a farlo ma è assai rischioso per la struttura vista l’elevata contagiosità di questo virus. Se dovesse verificarsi un caso di contagio sarei poi costretto a chiudere la struttura. Certo, se il ristoro fosse più alto magari un imprenditore potrebbe anche valutare di rischiare avendone indietro un po’ di guadagno: in questo caso se va bene rientri delle spese o addirittura ci rimetti. In passato abbiamo ospitato le persone colpite dal sisma, è stata una scelta di solidarietà verso chi aveva perso tutto. Gli introiti non è che ci hanno fatto arricchire ma almeno non c’erano pericoli collegati al virus. Le problematiche sono molteplici, ma la sicurezza resta al primo posto e la paura in questo momento c’è». Nessuna apertura anche da parte delle strutture ricettive della costa come ci dice Simone Iualè dell’associazione Albergatori di Civitanova. «Purtroppo non ci possiamo sostituire agli ospedali - afferma Iualè - è impensabile che un albergo si possa trasformare in un’accoglienza covid. Nulla di discriminatorio, ma i nostri 16 associati non hanno aderito a questa richiesta della Regione. Non è un discorso economico ma di sicurezza in primis e poi anche di immagine dell’albergo: che perde quel poco giro di clienti che ci sono e poi per riguadagnare in futuro un appeal non è affatto facile. Sarebbe il caso invece di riaprire tutti quegli ospedali che sono stati svuotati e che dispongono di piani interi vuoti da dedicare a questi pazienti covid». 

 

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