Un bar di Corridonia beffa il Dpcm: chiude a mezzanotte e riapre mezz’ora dopo

Domenica 18 Ottobre 2020 di Emanuele Pagnanini
Il cartello

MACERATA - Vivono come coloro che son sospesi i titolari di pubblici esercizi. Tra i ristoratori c’è chi parla di situazione drammatica, chi è più fatalista. Tra i bar, invece, c’è chi trova nelle pieghe dell’ultimo Dpcm di lunedì scorso la possibilità di restare aperti di notte. Come “It’s Fantasy cafè” di San Claudio di Corridonia, conosciuto da tutti come “24 ore”, essendo stato tra i primi (nel 1995) a scegliere l’apertura ininterrotta. «Nel rispetto del nuovo Dpcm, come da norme anti-covid, chiuderemo anche stasera alle 24... e riapriremo alle 00.30. Giorno nuovo, nuove possibilità», si legge sulla pagina Fb. Nel decreto, infatti, viene imposto l’orario di chiusura ma non quello della riapertura. Insomma, non viene detto, obbligo di chiusura di bar dalle 24 alle 6.

 
«Mi sono informato – spiega il titolare Andrea Rapaccini – ho chiesto consulenze legali e si può fare. Non infrango alcuna regola e non metto in pericolo nessuno, perché dopo la riapertura seguiremo scrupolosamente le regole che valgono dopo le 21, vale a dire servizio solo al tavolo, divieto di consumazioni in piedi all’aperto, nessun assembramento. Perché riapriamo? Sono stato ispirato dal collega di Catanzaro. Ieri non ho voluto rischiare, dovevo aspettare risposte sulla normativa. Una volta avute, ho deciso di restare aperto. Lo faremo solo il venerdì e il sabato sera, se non cambiano il Dpcm. E so anche di altri colleghi che faranno lo stesso a Civitanova tra quelli h24. Vogliamo dimostrare che è possibile lavorare senza rischi né per noi né per la clientela. Io ho 8 dipendenti, chiudere alle 22 significherebbe privare parecchia gente di un reddito».
Debora Pennesi, presidente dell’associazione commercianti Centriamo di Civitanova, è molto preoccupata. «In questi giorni cerco di essere vicina ai colleghi – dice – il momento è difficilissimo è cerco di essere un po’ psicologa. C’è chi in qualche modo si è organizzato con la chiusura a mezzanotte, aprendo prima o cambiando menu. La chiusura alle 22 significa non poter fare la cena. E quindi serrande abbassate per molti ristoranti. E intanto ci sono centri commerciali pieni. Mi chiedo, è più sicuro festeggiare, che so, un compleanno in un ristorante, distanziati e serviti da personale con mascherina, o in una casa privata? Perché tanto i ragazzi faranno così». Debora Caranti è la giovane chef e titolare di Vitanova, il nuovo ristorante del Lido Cluana. «Situazione drammatica – dice – già in questa settimana, con lo stop alle 24, abbiamo avuto un calo del 70%. La gente ha paura, viene terrorizzata dalle notizie, e poi non riesce ad abituarsi a regole che cambiano di continuo. Abbiamo dovuto bloccare i nostri acquisti. Se passa l’idea di chiudere alle 22, per noi è la fine. E nei prossimi mesi non so quanti ristoranti chiuderanno, perché non sono previsti neanche aiuti. Non è così che si combatte la movida, i ristoranti non c’entrano nulla. E, per me, restrizioni così non serviranno a far calare i contagi». Fatalista Ilenia Garofoli titolare di Mescola. «Non credo che siamo presi di mira, c’è una situazione sanitaria molto preoccupante, decidere non è facile. Non fasciamoci la testa prima di essercela rotta. Aspettiamo. Chiaro, se viene imposta la chiusura alle 22, non potremo continuare l’attività. La scelta per noi è chiudere o restare aperti. Noi proponiamo menu degustazione con 5/7 portate, già facciamo difficoltà a servire la cena entro le 24. Ora ci sono tempi di lavoro e abitudini che non portano la gente a tavola prima delle 21. Non siamo al nord dove si inizia alle 19. Però penso che in questo momento storico non bisogna fare progetti a lungo termine, viviamo giorno per giorno».

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