Secondo omicidio a Civitanova. Ucciso dal cugino per un debito di droga, tunisino arrestato: si nascondeva sotto un balcone

Secondo omicidio a Civitanova. Cugino ucciso per un debito di droga, in manette un tunisino: si nascodeva sotto un balcone
Secondo omicidio a Civitanova. Cugino ucciso per un debito di droga, in manette un tunisino: si nascodeva sotto un balcone
di Daniel Fermanelli Emanuele Pagnanini
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Mercoledì 10 Agosto 2022, 03:45 - Ultimo aggiornamento: 16:39

CIVITANOVA - Si chiama Saidi Haithem e ha 26 anni l’uomo che ha ammesso di aver accoltellato a morte Rached Amri, il trentenne tunisino deceduto l’altro ieri sera all’ospedale di Civitanova. È stato assicurato alla giustizia nel primo pomeriggio di ieri, neanche 16 ore dopo l’omicidio avvenuto sul lungomare Sud.

 

Un delitto alla cui base ci sarebbe un debito legato allo spaccio di droga. I due non sono solo connazionali e “colleghi” dell’illecita attività ma sono stretti anche da legami di parentela. L’indiziato di omicidio è il cugino della vittima. Grado di parentela che, comunque, è ancora oggetto di accertamenti. Sono invece «gravi ed incontrovertibili» gli indizi che hanno portato al fermo. Così li ha definiti Claudio Rastrelli, procuratore capo facente funzioni di Macerata, che ha illustrato l’operazione insieme a carabinieri e polizia per «riconoscere l’ottimo lavoro svolto e dare una risposta all’allarme creato da un episodio grave che segue un altro fatto di sangue avvenuto in città». Sono stati i carabinieri di Macerata, Civitanova e Fermo, insieme alla Squadra mobile di Macerata e al commissariato di Civitanova, a condurre in maniera congiunta le indagini che hanno portato ad individuare e poi scovare il presunto omicida.

Le testimonianze e le telecamere
 

Oltre alle testimonianze sul posto, fondamentali le immagini degli impianti di videosorveglianza (manca, però, il momento in cui è stato inferto il fendente), le analisi sul telefonino della vittima e quelle sulle celle dei telefonini agganciati nel luogo del delitto, il parco Palatucci sul lungomare Sud tra le vie D’Azeglio e Mazzini, poco dopo le 21.30 di lunedì sera. Rached Amri, clandestino senza fissa dimora, è stato colpito una sola volta sulla parte sinistra del torace con un coltello da cucina dalla lama di 15 centimetri, trovato nel parco giochi. Un altro straniero ha chiesto insistentemente aiuto al conducente di un’auto che passava nei pressi, riuscendo ad ottenere un passaggio fino all’ospedale. Qui è stata constatata la morte del trentenne. Accompagnatore e guidatore (straniero ma non extracomunitario) sono stati interrogati e risultano persone informate sui fatti ma non presenti al momento dell’aggressione. 

I contorni ancora da definire



Sulla scena del delitto, setacciata dalla Scientifica come ricorda il capo della Mobile Matteo Luconi, ci sarebbero state 4 o 5 persone. Contorni da definire ma nessun dubbio sull’accusa di omicidio volontario nei confronti di Saidi Haithem, anch’esso clandestino. Per tutta la notte i carabinieri hanno controllati i luoghi che l’indiziato, una volta identificato, poteva frequentare. Non aveva una residenza ma dimorava spesso lungo la costa fermana. Battute anche le piste che conducevano a località fuori regione dove il sospettato era stato in precedenza. Alla fine, come ha spiegato il comandante provinciale dell’Arma, Nicola Candido, hanno portato ad un’abitazione in zona Faleriense di Porto Sant’Elpidio. Dove risiedono congiunti di Saidi (tra cui un uomo agli arresti domiciliari al piano superiore dell’appartamento sotto osservazione).

L'eroina in casa

Da una prima perquisizione in quella casa e in altre frequentate dall’indiziato, sono emerse 28 dosi di eroina (poco meno di 10 grammi) a lui riconducibili. I militari hanno atteso l’arrivo del sospettato fino a quando, in un secondo blitz, è stato trovato nascosto sotto un balcone. Ha ammesso la colpa e la proprietà di indumenti trovato sul luogo del delitto di cui si era disfatto. Il motivo dell’aggressione, una situazione debitoria. Non si sa se sia stato un atto premeditato o una lite degenerata, ma l’accusa è omicidio volontario. Saidi Haithem si trova ora nel carcere di Fermo. È difeso dall’avvocato Giuliano Giordani. L’episodio in città ha suscitato preoccupazione. E il colonnello Candido ha tenuto a sottolineare l’impegno delle forze dell’ordine: «La situazione di Civitanova non è tale da creare un allarme sociale. Se arriveranno rinforzi saranno ben accetti, però noi e la polizia di Stato siamo sempre presenti e l’impegno è anche sulla prevenzione».

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