Con la startup fattura 100mila euro, ma l'Agenzia delle Entrate gliene chiede 10mila in più di tasse

Mercoledì 5 Agosto 2020
Un ufficio dell'Agenzia delle Entrate
CIVITANOVA - Una startup al primo anno di attività, le cose vanno probabilmente meglio delle aspettative per il suo titolare, un civitanovese, che chiude l’anno con un reddito imponibile che supera i centomila euro. Tutto bene, anzi benissimo. Fino a quando non entra in gioco l’Agenzia delle Entrate, detto anche Fisco. Produci un reddito e, giustamente, versi una quota del tuo profitto allo Stato che giustamente lo utilizza per i vari investimenti. Così almeno narrano i vari testi tributari e raccontano anche i politici. 


 
Quindi accade che il contribuente civitanovese che ha brillantemente superato l’anno di esordio della sua startup si prepari a versare quota parte dei suoi redditi per la maggiore gloria della Nazione.
Fino a qui, è quasi tutto nella norma. Il novello imprenditore va dal consulente fiscale per affrontare al meglio la dura e complicata partita dei pagamenti vari di imposta. Il consulente imposta la pratica, incrocia il reddito con il codice di attività e tira giù il riepilogo delle imposte da pagare. Magari prima avrà guardato in faccia il malcapitato per verificarne lo stato di salute e la pressione arteriosa, poi con calma gli avrà detto la cifra da pagare a titolo di saldo Irpef, addizionali varie, acconto Irpef, Irap, Inps.
Secondo lo Stato italiano, e a caduta (nel senso letterale del termine) l’Agenzia delle Entrate, chi nel 2019, ha avuto un reddito imponibile di poco superiore ai centomila euro in qualità di titolare di una ditta individuale con regime extraforfettario, deve pagare al primo anno di attività 110mila euro. Sì, il prezzo è giusto: 10mila euro in più del reddito imponibile prodotto.
In verità sarebbero 120mila, ma lo Stato magnanimo, per quest’anno, in considerazione del Covid, ha soprasseduto su saldo e primo acconto Irap. Poi ci sono anche 53 euro da versare alla Camera di commercio, ma, a fronte del resto, si tratta di spiccioli. Quindi, secondo lo Stato il nostro imprenditore - e chiunque si trovi nelle stesse condizioni fiscali - deve pagare 110mila euro di tasse, imposte e tributi a fronte di un reddito di circa 100mila euro. 
Certo, l’anno prossimo recuperi l’acconto versato quest’anno: bontà loro, se nel frattempo non ti hanno fatto chiudere. Oppure puoi non pagare e chiedere la rateizzazione una volta che si è ricevuto l’avviso di contestazione: ma alla cifra da pagare devi aggiungere il 10% di sanzione. Insomma, come la metti... © RIPRODUZIONE RISERVATA